MYANMAR. La Cina scommette sulle infrastrutture birmane

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Il Myanmar ha intenzione di sviluppare le sue infrastrutture integrandole nell’iniziatica di Pechino della nuova Via della Seta. Il ministro birmano per le Infrastrutture U Win Win Khaing ha detto al forum Asean e Asia a Singapore che il suo paese ha bisogno di migliorare le sue infrastrutture rapidamente per far fronte alla migrazione di massa interna verso le sue città, riporta South China Morning Post.

Il governo birmano era stato in contatto con vari partner potenziali, tra cui Cina e Giappone, per promuovere il Myanmar come hub per collegare il Sud-Est asiatico e l’ Asia meridionale

L’ambizioso progetto Belt & Road intende rilanciare il commercio lungo antiche rotte attraverso l’Asia verso l’Africa e l’Europa. Comprende piani per un corridoio che colleghi le province occidentali della Cina senza sbocco sul mare all’Oceano Indiano. Pechino ha promesso massicci investimenti nei paesi vicini, compresi gli impegni per la costruzione di strade, ferrovie, porti e oleodotti nell’ambito del piano commerciale.

Circa 10 miliardi di dollari d’investimenti cinesi sono stati destinati a un porto marittimo, una proprietà commerciale e una zona economica speciale a Kyaukphyu nel Rakhine, nonché a progetti infrastrutturali nella regione in piena crisi di sicurezza. Secondo l’Onu, oltre mezzo milione di rohingya sono fuggiti in Bangladesh dalla fine di agosto. U Win Khaing ha respinto le accuse di repressione militare, affermando che le forze governative stavano combattendo il terrorismo. Ha anche detto che il Myanmar stava progettando di modificare la sua legislazione per aprire il paese agli investimenti stranieri e privati, perché il governo da solo non poteva fornire servizi necessari.

L’approvvigionamento elettrico del Myanmar era ben al di sotto della sua domanda e il paese aveva sfruttato meno dell’otto per cento del suo potenziale idroelettrico, ha detto il Ministro.

U Win Khaing ha detto di aver chiesto agli investitori stranieri di contribuire a colmare il divario sia attraverso la generazione di energia elettrica supplementare che la trasmissione da paesi vicini.

Tommaso dal Passo