«Libia: la porta strategica dello Stato Islamico»

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LIBIA – Tripoli. 18/02/15. Pubblicati sui social gli obiettivi di ISIS in Libia, definita «porta strategica dello Stato Islamico».

Di seguito una prima traduzione del documento postato da un account che si definisce Abu al-Libi Irhim. Dopo i consueti ringraziamenti e lode a Dio, il documento inizia con un ringraziamento per il «Principe dei Credenti e califfo dei musulmani, lo sceicco Abu Bakr al-Baghdadi al-Hussaini al-Qurashi che Dio lo protegga – e che ha annunciato l’espansione benedetta dello Stato del califfato di Libia»·
Secondo il documento, l’arrivo di ISIS in Libia è “naturale” e dovuto al fatto che «la composizione sociale armoniosa della Libia, è dovuta al fatto che il 99% della popolazione è composta da sunniti – a parte la minoranza Ibadhia – per grazia di Dio in Libia, Dio ha conferito a questo paese una posizione strategica e un immenso potenziale».
«Il Paese non è ben conosciuto ma il suo potenziale è enorme: la Libia guarda il mare, il deserto, le montagne, e confina con sei stati: Egitto, Sudan, Ciad, Niger, Algeria e Tunisia». E poi afferma: «Aggiungete a ciò il fatto che ha un lungo litorale che guarda gli Stati crociati del sud che possono essere raggiunti con facilità anche da una barca rudimentale e dove il numero “illegale di immigrati” che viaggia da questa costa è enorme, stimato intorno alle 500 persone al giorno, ed è un numero sotto stimato. Secondo molti di questi immigrati, è facile passare attraverso i Maritime Security checkpoint e arrivare nelle città. Se questo fatto fosse anche solo parzialmente sfruttato e sviluppato strategicamente, si potrebbe creare il pandemonio nel sud Europa».

Segue poi una descrizione delle armi presenti in Libia: «Per quanto riguarda le armi che si trovano in Libia, se dovessi cercare di descrivervi l’enorme quantità, è sufficiente riferire che una piccola parte di queste è stata ceduta ai gruppi jihadisti del Mali che saranno in grado di prendere i due terzi del paese in un brevissimo lasso di tempo. E queste sono solo le armi di contrabbando, immaginatevi quante armi abbiamo in Libia». ISIS sostiene di avere in mano l’arsenale di Gheddafi. Sempre secondo “al-Libi Irhim” nonostante i bombardamenti “crociati” del 2011 molti depositi di armi sono rimasti intatti. E ora sono in mano a ISIS. «La Libia potrebbe per la sua posizione strategica alleviare la pressione sul califfato in Iraq e al-Sham. Si distingue per le sue enormi dimensioni, enormi distese di deserto che sono impossibili da monitorare, e catene montuose che rendono i velivoli inutili. Come è stato dimostrato nella rivoluzione del 2011. È molto difficile per gli aerei crociati monitorare, totalmente, il paesaggio libico».
Al-Libi Irhim cita anche la stampa estera: «Secondo il quotidiano canadese The National Post, la più grande riserva di armi nel mondo si trova sul suolo libico. È presenta, nelle parole del giornale “una grave minaccia per i paesi confinanti”. L’articolo ha continuato a dire che la Francia potrebbe essere costretta a intervenire di propria iniziativa se non riesce a raccogliere il sostegno internazionale, come ha fatto con il Mali. In un rapporto simile, il quotidiano americano, Newsweek, ha affermato che: “La Libia è il più grande deposito per le armi in Medio Oriente”. E ancora le Nazioni Unite, sostengono che le armi contrabbandate fuori della Libia potrebbero essere venti milioni di pezzi singoli dalla caduta di Gheddafi, tra cui razzi, proiettili, pistole, e piccole quantità di composti chimici come “cake di uranio”, l’ultima delle quali era ancora presente in Libia, anche dopo la cancellazione del programma nucleare di Gheddafi».
Infine la posizione strategica: «Cari miei fratelli, la Libia, con il permesso di Dio, è la chiave per l’Egitto, la chiave per Tunisia, Sudan, Mali, Algeria e Niger. È l’ancora per l’Africa e il Maghreb islamico. Tuttavia, perchè questo sogno diventi realtà, dobbiamo agire rapidamente – l’impegno parziale non sarà sufficiente. Rischiamo diversamente di lasciare le sue armi in mano ai crociati. La prima volta fu durante la rivoluzione libica quando una squadra del Dipartimento di Stato, insieme con 14 esperti tecnici, è riuscita a trovare più di ventimila missili terra-aria in Libia. Gli esperti ne hanno distrutto ben 375. C’era anche un piano americano-libico per la creazione di una joint venture per vendere ciò che rimaneva dei SAM-7 e dei sistemi anti-aerei a un certo numero di stati. Dopo la morte di Gheddafi, in appena un mese, le forze americane hanno preso il controllo delle scorte di armi chimiche, rubate sotto la copertura del suo cliente, il Consiglio di transizione. Dopo un breve periodo di tempo i SAM-7 sono stati fatti esplodere nel deserto, un evento curato da un delegazione dell’ambasciata americana. Tutte queste cose indicano il timore che i crociati hanno di una nostra espansione a Ovest. Sono evidenti nei loro tentativi di fabbricare guerre e crisi tra tribù e nelle città. È indispensabile che la mossa dei mujahidin sia rapida per cercare di impedire la prosecuzione dell’opera dei crociati. Il nostro deve essere un piano che deve sconfiggere le differenze tra libici modo che possano dirigere le loro energie verso il vero nemico, i tiranni veri, quelli che hanno come loro padroni i crociati. Se ciò accade, se Dio lo permette, nessuna forza potrà più sconfiggere i mujahidin. Non solo la terra del califfato in al-Sham si solleverà, ma i territori del califfato, in Iraq e Hijaz saranno collegati con quelli dei loro fratelli in Libia e nel Maghreb islamico e sarà la sconfitta di tutti i regimi e tiranni».