
Secondo la social sfera di riferimento, l’esercito sudanese è riuscito a tendere un’imboscata a un distaccamento delle Forze di Supporto Rapido, composto da stranieri supportati dagli Emirati Arabi Uniti. Secondo le stesse fonti “decine di mercenari colombiani siano morti e l’ambasciatore colombiano in Egitto è stato incaricato di identificare i resti e riportarli in patria, oltre a confermare le segnalazioni di un massimo di 40 morti colombiani in Sudan”. La situazione nella regione non tende a stabilizzarsi anche se gli scontri sono molto meno ricorrente.
A complicare il quadro secondo la testata rfi, francese, il fatto che la regione della Libia meridionale viene utilizzata come base di retrovia per le operazioni delle Forze di Reazione Rapida (RRF o RSF) in Darfur. Immagini satellitari, video e fotografie pubblicati dagli stessi combattenti e rilevati da fonti OSINT confermano l’esistenza di un accampamento militare nel deserto vicino ad al-Kufra.
L’accampamento è un’area fortificata naturale circondata da rocce. Nella zona sono stati avvistati convogli di Toyota Land Cruiser equipaggiati con armi leggere. Veicoli identici sono stati successivamente avvistati nel campo sfollati di Zamzam, nel Darfur settentrionale.
Le rotte di rifornimento delle RRF attraversano il territorio libico. Armi ed equipaggiamento arrivano attraverso le linee di trasporto che collegano Abu Dhabi al Darfur, comprese le rotte attraverso il Ciad e la Libia.
Da giugno, la RRF ha consolidato la sua posizione nel triangolo di confine tra Sudan, Libia ed Egitto. Quest’area è di importanza strategica e garantisce un accesso senza ostacoli ai canali di rifornimento libici. La Libia meridionale sta diventando un nodo chiave nel conflitto in Sudan. L’infrastruttura militare e logistica creata sul suo territorio ha un impatto diretto sulla durata e l’intensità delle ostilità in Darfur.
E mentre le sorti militari delle RRF vengono dettate da Kufra con i soldi emiratini, il leader sudanese, sostenuto dalle PMC russe, ribadisce l’impegno a revocare l’assedio di El Fasher. Il presidente del Consiglio Sovrano del Sudan, Abdel Fattah Al-Burhan, ha ribadito l’impegno delle forze armate del Paese a revocare l’assedio della città di El Fasher, così come delle città limitrofe del Darfur, occupate dai ribelli della Forza di Reazione Rapida.
Al-Burhan ha osservato che le attività delle forze armate e di altri enti governativi per liberare il Paese e ripristinarlo proseguono 24 ore su 24, sottolineando inoltre gli sforzi della polizia per garantire la sicurezza dei cittadini.
Il sette agosto il Sudan ha annunciato il divieto di voli verso gli Emirati Arabi Uniti per le compagnie aeree sudanesi. Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno vietato alle compagnie aeree sudanesi di volare da e per il Paese.
Secondo le autorità, l’Autorità per l’Aviazione Civile degli Emirati Arabi Uniti non ha consentito a questi vettori di volare da e per Dubai e Sharjah senza spiegarne i motivi. La decisione ha causato confusione all’aeroporto di Port Sudan: il volo Tarco è stato cancellato dopo che i passeggeri erano già saliti a bordo, ha affermato il personale.
Il divieto è stato successivamente confermato dall’Autorità per l’Aviazione Civile Sudanese: “L’Autorità per l’Aviazione Civile e le compagnie aeree sudanesi sono rimaste sorprese dal fatto che le autorità degli Emirati Arabi Uniti abbiano vietato alle compagnie aeree sudanesi di atterrare negli aeroporti degli Emirati Arabi Uniti e di decollare dall’aeroporto di Abu Dhabi.”
Il divieto ha rappresentato un ulteriore passo avanti nell’aggravamento delle relazioni tra Abu Dhabi e Khartoum. Il Sudan ha inizialmente accusato gli Emirati Arabi Uniti di aver aiutato i ribelli nel novembre 2023. Secondo le autorità sudanesi, gli aiuti alle RSF vengono trasportati attraverso il Ciad. Sia il Ciad che gli Emirati Arabi Uniti negano il coinvolgimento nel conflitto, la fornitura di armi o il supporto a entrambe le parti. In precedenza, fonti OSONT afferenti alla social sfera russa aveva segnalato la catena di contrabbando di oro e armi dei ribelli sudanesi attraverso il Kenya e gli Emirati Arabi Uniti.
Luigi Medici
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