IRAN. Ecco come arriva il petrolio iraniano in Siria 

68

Il quotidiano emiratino The National rivela che una serie di società di copertura in Libano ha comprato e venduto petroliere nel tentativo di trasferire segretamente il petrolio dall’Iran alla Siria.

Le petroliere scoperte sono state coinvolte nello scarico del petrolio dalla Grace 1, che è stata brevemente bloccata dal Regno Unito a luglio per il sospetto di aver infranto le sanzioni europee contro Damasco a causa della sanguinosa guerra civile in corso.

Gibilterra ha rilasciato la nave il 15 agosto dopo aver ricevuto assicurazioni scritte dall’Iran che non avrebbe scaricato il suo carico di circa 2 milioni di barili di petrolio in Siria. All’epoca, la nave cambiò nome in Adrian Darya 1 e assunse un nuovo equipaggio. Ma la nave salpò ad est da Gibilterra, vicino alla costa siriana, dove le autorità britanniche e americane dicono che ha iniziato a scaricare il suo carico.

A partire dai primi di ottobre una petroliera chiamata Jasmine ha effettuato trasferimenti nave-a-nave al largo della Siria con la Adrian Darya 1. In seguito ai trasferimenti nave-nave con Adrian Darya 1, secondo la statunitense TankerTrackers, la Jasmine ha consegnato il greggio attraverso un gasdotto sottomarino che porta alla raffineria di Baniyas. Adrian Darya 1 era infatti troppo carica e quindi troppo profonda per avvicinarsi al punto di consegna poco profondo. L’Iran userebbe regolarmente “navi fantasma”, cioè petroliere che hanno spento i transponder per oscurare i loro movimenti, per effettuare trasferimenti di petrolio da nave a nave nel tentativo di eludere le crescenti sanzioni statunitensi sia in Iran che in Siria. 

La petroliera Jasmine, nave su una watchlist statunitense per il trasporto di petrolio verso la Siria, è stata acquistata dalla società Africo 1 (Off-Shore) SAL; società che ha cambiato proprietà poco prima di acquisirla e i nuovi azionisti di Africo 1 (Off-Shore) Sal sono diventati proprietari anche di una seconda società chiamata Sandro Overseas (Off-Shore) Sal. Questa società ha poi acquisito la Sandro, altra nave cisterna che si è poi occupata dei trasferimenti nave-nave di petrolio iraniano.

Questo gioco di specchi è un altro tentativo di evitare sanzioni; le petroliere utilizzate dall’Iran sono state rimescolate, come un mazzo di carte, andando sotto la proprietà e la gestione di numerose società di copertura in tutto il mondo, anche in Libano. Africo 1 (Off-Shore) Sal è stata poi sanzionata a settembre dal Dipartimento del Tesoro statunitense con l’accusa di aver operato il Jasmine per conto della rete di navigazione che sostiene finanziariamente le Guardia Rivoluzionarie iraniane e Hezbollah.

Per il Tesoro Usa, i Pasdaran hanno utilizzato «diverse società di copertura per mascherare il loro ruolo nella vendita di petrolio greggio, condensato e gasolio», aggiungendo che i funzionari di Hezbollah stavano supervisionando le operazioni di queste società. 

Le sanzioni statunitensi non hanno posto fine alle attività dal Jasmine, vista la spedizione del carico di Adrian Darya 1 a ottobre.

Il quotidiano emiratino si affida ai dati di TankerTrackers che utilizza anche immagini satellitari e dati marittimi per seguire da vicino le consegne di petrolio iraniano in Siria anche quando le navi hanno spento i loro transponder per cercare di evitare il rilevamento; TankerTrackers ha notato che un’altra nave, la Upman, si è alternata con la Jasmine per ricevere il petrolio dalla Adrian Darya 1 tramite trasferimenti nave-nave e poi consegnare il carico a Baniyas.

Anche la Upman è anche su una watchlist del governo Usa, ed è di proprietà e gestito da Pearl Shipping & Trading Limited, società domiciliata in Liberia che però ha un indirizzo operativo nel centro di Beirut.

Graziella Giangiulio