INDONESIA. Palazzi che bruciano e scontri di piazza. Nel silenzio globale 

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I manifestanti nella regione più orientale dell’Indonesia, Papua, hanno dato alle fiamme una serie di edifici il 29 agosto, costringendo la società elettrica statale a tagliare l’elettricità in alcune parti del capoluogo Jayapura. Per quasi due settimane, la regione ha visto disordini civili legati alla percepita discriminazione razziale ed etnica. Alcuni gruppi di manifestanti chiedono anche un voto di indipendenza; il capo della sicurezza dell’Indonesia ha detto che un referendum è fuori questione.

I manifestanti hanno incendiato un edificio che ospita gli uffici della società statale di telecomunicazioni Telekomunikasi Indonesia; in un comunicato, l’azienda ha detto che non poteva ancora identificare il danno. La società ha interrotto l’erogazione di corrente elettrica intorno alla costruzione incendiata, riporta Reuters.

La polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere i dimostranti che hanno dato fuoco alle automobili e hanno gettato pietre contro negozi e uffici, riporta l’agenzia di stampa statale Antara, aggiungendo che i manifestanti hanno anche dato fuoco ad un ufficio del parlamento locale.

Pertamina ha chiuso diverse stazioni di servizio a Jayapura a causa della protesta.

Secondo i militari indonesiani, ripresi da Kompas TV, più di 1.000 persone hanno preso parte alla protesta. Gli scontri erano scoppiati il giorno prima tra i manifestanti e la polizia nella città di Deiyai, a circa 500 km da Jayapura. La polizia ha detto che un soldato e due civili sono stati uccisi nell’incidente, mentre un gruppo separatista ha detto che sei sono stati giustiziati; notizia definita una bufala dai militari. La polizia ha schierato 300 uomini della brigata mobile nelle città di Deiyai, Paniai e Jayapura dopo gli incidenti del 28 agosto.

Un movimento separatista è presente da decenni in Papua, mentre ci sono state anche frequenti denunce di violazioni dei diritti da parte delle forze di sicurezza indonesiane. La scintilla per gli ultimi disordini è stata un insulto razzista contro gli studenti papuani, colpiti da gas lacrimogeni nel loro dormitorio e detenuti nella città di Surabaya sull’isola principale di Giava il 17 agosto, il giorno dell’indipendenza dell’Indonesia, con l’accusa di aver profanato la bandiera nazionale.

Il ministro della sicurezza Wiranto ha detto che il governo non avrebbe accolto alcuna richiesta di un voto di indipendenza, secondo kompas.com: «Le richieste di un referendum, credo, sono fuori luogo. Le richieste di referendum, a mio avviso, non devono essere menzionate. Perché? Perché l’unità della Repubblica di Indonesia è definitiva», ha detto Wiranto.

Il governo ha tagliato l’accesso a Internet nella regione dalla scorsa settimana per impedire che le persone condividano messaggi “provocatori” che potrebbero scatenare più violenza, un passo criticato dal gruppo dei diritti e dai giornalisti.

Luigi Medici