CINA. Infowar sulle prestazioni del francese Rafale

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La Cina ha lanciato una battaglia digitale contro la Francia, usando disinformazione e pressioni diplomatiche per minare le vendite dei caccia Rafale e promuovere alternative cinesi nell’Indo-Pacifico.

L’Associated Press ha riportato che l’intelligence francese ha accusato la Cina di aver orchestrato una campagna di disinformazione mirata a danneggiare la reputazione e le vendite dei caccia Rafale di Dassault Aviation, in particolare dopo il loro impiego nel conflitto indo-pakistano a maggio.

La presunta iniziativa, riporta AT, guidata dagli addetti alla difesa cinesi tramite le ambasciate straniere, prevedeva di fare pressione su paesi come l’Indonesia affinché riconsiderassero i loro piani di approvvigionamento e scegliessero alternative di produzione cinese. L’attività online è aumentata durante i quattro giorni di conflitto, con oltre 1.000 nuovi account che diffondevano immagini manipolate, contenuti generati dall’intelligenza artificiale e simulazioni di combattimento per dipingere i Rafale come aerei poco performanti.

Il generale dell’aeronautica militare francese Jérôme Bellanger ha confermato che l’India ha perso tre aerei: un Rafale, un Sukhoi e un Mirage 2000. Ha definito le affermazioni di cinque abbattimenti di Rafale come disinformazione. La prima perdita nota di un Rafale in combattimento ha suscitato un’attenzione globale tra gli stati clienti.

Il Ministero della Difesa francese ha descritto la campagna come un attacco non solo a una piattaforma d’arma, ma anche alla sua reputazione industriale strategica. Con 323 jet esportati, di cui 42 ordinati dall’Indonesia, il Rafale rimane un elemento centrale per la cooperazione francese nell’Indo-Pacifico.

Il Ministero della Difesa cinese ha respinto le accuse definendole “voci infondate”. Gli osservatori ritengono che la Cina miri a indebolire i legami di difesa occidentali in Asia.

Stando a un rapporto dell’Atlantic Council del 2020, Pechino utilizzerebbe la disinformazione come strumento strategico per plasmare le narrazioni globali, minare la credibilità delle potenze rivali e rafforzare il proprio “potere retorico” in settori critici come la difesa.

Si serve di media controllati dallo Stato, piattaforme social e attori sotto copertura per amplificare la propaganda e screditare i sistemi politici, la coesione sociale e le capacità tecnologiche degli avversari. Questi sforzi mirano a far progredire il modello di governance cinese e a limitare l’influenza occidentale in ambiti delicati, seminando dubbi, alimentando le lamentele locali ed esercitando pressioni reputazionali ed economiche sui decisori.

Anche se la Cina aspira a diventare un esportatore di aerei da combattimento di primo livello, i dati del SIPRI mostrano che solo 57 aerei da combattimento cinesi sono stati ordinati o preselezionati per la consegna dopo il 2024, ben al di sotto di Stati Uniti, 996, Francia, 214, e Corea del Sud 140.

La natura dei moderni jet da combattimento, che richiedono un supporto tecnico, logistico e di manutenzione costante da parte dei produttori per rimanere operativi, creando dipendenze a lungo termine che possono fungere da leve di influenza; le controversie asiatiche della Cina con altri paesi dell’area non aiutano di certo.

L’Indonesia è il teatro di scontro tra Pechino e Parigi più recenti. Mentre Reuters riportava nel giugno 2024 che la Cina aveva offerto all’Indonesia jet J-10, fregate e altri equipaggiamenti, Defense Security Asia segnalava che l’Indonesia intendeva acquisire altri 24 jet Rafale, portando il suo ordine totale a 66. 

Il desiderio dell’Indonesia di mantenere l’autonomia strategica potrebbe allinearsi bene con la strategia francese per la Strategia sull’Indo-Pacifico.

A maggio 2025 l’Istituto francese per gli affari internazionali e strategici, IRIS, affermava che la Francia mira ad agire come una “potenza equilibratrice” promuovendo il multilateralismo, fondato sui suoi interessi nazionali e con un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Laroche osserva che la Francia cerca di offrire una “terza voce” in un contesto di crescenti tensioni tra l’assertività della Cina e le pressioni degli Stati Uniti.

Luigi Medici 

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