
Il Regno dell’Arabia Saudita si sta preparando a saldare i debiti in sospeso della Siria nei confronti della Banca Mondiale, secondo fonti interne.
Come riportato da Reuters, questo intervento finanziario aprirebbe la strada alla Siria per accedere a milioni di dollari in sovvenzioni per la ricostruzione e sostegno al suo settore pubblico in difficoltà, segnando quello che sembra essere il primo aiuto finanziario saudita alla Siria da quando le forze islamiste hanno rimosso Bashar al-Assad dal potere l’anno scorso.
La Siria deve attualmente circa 15 milioni di dollari alla Banca Mondiale, una somma che deve essere saldata prima che l’istituzione internazionale possa approvare nuovi finanziamenti. Le autorità siriane non sono state in grado di saldare questo debito autonomamente a causa della carenza di valuta estera, riporta BneIntelliNews.
La Banca Mondiale sta valutando opzioni per finanziare la ricostruzione dell’infrastruttura elettrica siriana danneggiata dalla guerra e fornire sostegno agli stipendi del settore pubblico, secondo fonti a conoscenza delle trattative riporta Reuters.
Uno sviluppo significativo si è verificato il 14 aprile, quando un team tecnico della Banca Mondiale ha incontrato il Ministro delle Finanze siriano Mohammed Yosr Bernieh. Durante questo primo incontro pubblicamente riconosciuto tra le parti, Bernieh ha discusso l’impatto delle sanzioni internazionali e delle precedenti politiche governative sul sistema finanziario siriano.
I funzionari siriani si recheranno a Washington per le prossime riunioni primaverili della Banca Mondiale e del FMI di questo mese, in rappresentanza della prima delegazione siriana ufficiale a visitare gli Stati Uniti dalla caduta di Assad.
L’iniziativa saudita segue il recente annuncio del Qatar di piani per la fornitura di gas naturale alla Siria attraverso la Giordania per far fronte alla grave carenza di elettricità del Paese.
Le sanzioni statunitensi imposte durante il governo di Assad continuano a complicare la ripresa finanziaria della Siria, nonostante un’esenzione umanitaria di sei mesi emessa a gennaio che si è dimostrata di scarsa efficacia.
Tommaso Dal Passo
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