Sovranità liquida cinese

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FILIPPINE – Manila 16/06/2014. La scorsa settimana le Filippine hanno lanciato una nuova offensiva diplomatica contro la Cina dopo le pretese cinesi sul McKennan  – Hughes Reef nelle Isole Spratly, all’interno della zona economica esclusiva (Zee) di Manila.

La protesta ufficiale segue la denuncia del ministro degli Esteri filippino Albert del Rosario ad aprile 2014 che le attività nell’area erano simili a quelle sul Gavin Reefs e sul Calderon Reef, sempre nelle Spratlys. Del Rosario aveva denunciato l’«espansione aggressiva» della Cina nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale, riporta il Philippine Daily Inquirer. Ad aprile, il dipartimento degli Affari esteri aveva lamentato la bonifica del Mabini Reef, esprimendo il timore che la terra bonificata avrebbe potuto essere utilizzata per scopi militari, in particolare per la costruzione di una pista di atterraggio. Il dipartimento aveva detto che il comportamento di Pechino lasciava intendere chiaramente la volontà cinese di «proiettare il suo territorio nel Mar Cinese meridionale», pur essendo uno dei firmatari della Dichiarazione del 2002 sulla condotta nel Mar Cinese Meridionale.
Pechino, infatti, rivendica il 90 per cento dei 3,5 milioni di chilometri quadrati del Mar Cinese Meridionale, comprese le acque all’interno delle Zee di Filippine, Brunei, Malaysia, Vietnam e Taiwan. La Cina ha anche spostato una piattaforma petrolifera nelle acque vicino alle isole Paracel e all’interno Zee del Vietnam, innescando anti-Cina disordini in Vietnam (AGC: Rivolte anti Cina in Vietnam; Vietnam economia a rischio).
La presenza della piattaforma petrolifera nel territorio Vietnam segna un salto in avanti epocale nei tentativi di espansione non militare del territorio cinese.
Quando la China National Offshore Oil Corp. inizia a far operare il suo primo impianto di perforazione in acque profonde, il suo presidente cinese disse che «il nostro territorio nazionale mobile è una arma strategica».