CINA. Dopo Hong Kong e Macao, Pechino riprende di fatto Vladivostock

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La Cina ha approvato il porto di Vladivostok nell’Estremo Oriente russo come porto di transito transfrontaliero per il “commercio interno” nella provincia di Jilin, nel nord-est della Cina. Secondo Global Times, il porto fornirà un accesso più conveniente ai servizi del porto marittimo delle province di Jilin e Heilongjiang

L’Amministrazione generale delle dogane aveva annunciato lunedì scorso che le merci dirette a Zhoushan e Jiaxing nello Zhejiang, al loro passaggio e quindi importazione temporanea in Russia non sarà soggetta alle tariffe russe. L’amministrazione ha dichiarato che sia la Cina che la Russia beneficeranno dell’accordo, che entrerà in vigore il 1° giugno, riporta AT.

Secondo i cinesi, la Russia sta permettendo alla Cina di utilizzare Haishenwai / Vladivostok come porto di transito per rilanciare la propria economia.

Per attuare la pianificazione strategica per il rilancio delle vecchie basi industriali nella regione nord-orientale della Cina, Pechino espanderà ulteriormente il regime di “commercio interno transfrontaliero” esistente nella provincia di Jilin per consentire l’uso di Vladivostok come porto di transito, secondo una dichiarazione pubblicata sul sito web delle dogane a maggio 2022. La dichiarazione non è stata ampiamente riportata dai media cinesi fino a quando le dogane non l’hanno evidenziata in un post sui social media lunedì scorso.

Esiste, per i cinesi, un grande potenziale per la cooperazione economica e commerciale tra l’Estremo Oriente russo e la Cina nord-orientale e che tale potenziale crescerà ulteriormente con l’apertura della nuova rotta logistica Jilin-Haishenwai/Vladivostok.

Da quando il conflitto ucraino è iniziato, la Russia ha dovuto affrontare sanzioni pesanti da parte dell’Occident e quindi la Russia deve rafforzare la cooperazione economica con la Cina, che oggi è il suo principale partner commerciale.

Nella Rete hanno iniziato a girare post in cui si afferma che, dopo il successo della cessione di Hong Kong e Macao rispettivamente alla Gran Bretagna e al Portogallo, Pechino dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di recuperare Haishenwai e la catena Stanovoy dalla Russia che li ha ottenuti con il Trattato di Pechino del 1860. Questa richiesta è cresciuta tra i netizen cinesi da quando, il 14 febbraio, il ministero delle Risorse Naturali ha pubblicato una nuova versione della sua mappa del mondo, che prevede il ritorno all’uso dei nomi cinesi di otto città e aree occupate dall’Impero russo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Gli esportatori dell’Heilongjiang possono trasportare le loro merci da Suifenhe a Haishenwai dal 2007, mentre quelli del Jilin possono spostare le loro merci da Hunchun al porto di Rajin, in Corea del Nord, dal 2010. Ciò significa che le due province nordorientali hanno avuto accesso ai porti del Mar del Giappone e alle rotte marittime per collegarsi con altre città costiere cinesi per anni. L’ultimo accordo permetterà agli esportatori di scegliere di trasportare le loro merci da Hunchun a Haishenwai, invece che dal porto di Rajin. Ma il percorso non ha senso, in quanto le merci a Hunchun dovranno andare a nord per 250 chilometri via terra prima di dirigersi a sud.

La distanza totale tra Changchun e Haishenwai / Vladivostok è di 770 chilometri, più lunga del percorso tradizionale tra Changchun e Dalian: 680 chilometri.

La rotta Jilin-Haishenwai / Vladivostok sarà significativa solo se potrà servire al commercio internazionale: un porto in acque profonde all’ingresso del fiume Tumen, farebbe in modo che Jilin possa accedere direttamente al Mar del Giappone e sostenere il futuro sviluppo della rotta polare proposta da Mosca, la più grande potenza artica, che si propone di integrare le via marittime proposte Pechino.

Anna Lotti

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