Al Zawahiri richiama all’unità

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SIRIA – Damasco 22/04/2014. Il leader del gruppo terrorista al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri ha esortato all’unità i gruppi che attualmente combattono sul fronte siriano.

Non si conosce la data precisa dell’intervista, secondo il centro Usa di controllo dei siti islamici Zawahiri l’avrebbe rilasciata tra febbraio e aprile, dichiarando inoltre che alcuni elementi del governo di Bashar al-Assad si sarebbero infiltrati tra i combattenti per alimentare le divisioni interne. Con queste dichiarazioni ha voluto respingere le accuse mosse da ISIL, Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ad al-Qaeda, da parte del suo portavoce Abu Mohammed al-Adnani, di aver deviato volutamente il percorso corretto dei mujaheddin in Siria, creando movimenti individualisti tra le varie fazioni.
Al- Zawahiri, succeduto a Osama bin Laden nel 2011 ha inserito al-Nusra come affiliato di al-Qaeda in Siria, e nella dichiarazione ha sottolineato “il nostro metodo è quello di concentrarci sul dio pagano Hubal di epoca preislamica, sull’America e i suoi alleati crociati e i sionisti e i loro agenti traditori per incitare contro di loro al jihad la Ummah (comunità musulmana), lasciando fuori le schermaglie interne … il nostro metodo è quello di evitare operazioni che potrebbero versare sangue di altri ingiustamente nelle piazze, nelle aree residenziali o tra i gruppi jihadisti”. Ma i contrasti tra ISIL e al-Nusra in Siria stanno determinando scontri sempre più accesi per la gestione del potere. Purtroppo però questo non rallenta la ferocia con la quale sfidano l’esercito regolare e secondo quanto riportato dal sito siriano Hadath News, nei giorni scorsi 7 soldati sono stati catturati nella città di Banesh, nella parte orientale del paese, trascinati con le auto lungo le strade e poi decapitati, sempre più determinati a punire i risultati positivi che i militari stanno riportando su tutto il territorio. Nei giorni scorsi infatti questi hanno inferto pesanti perdite ai terroristi, scoperto un laboratorio per la fabbricazione di ordigni esplosivi nella zona di al-Qalamoun, distrutto auto dotate di mitragliatrici pesanti nell’area di al-Hula. Secondo l’agenzia SANA le forze governative hanno inoltre preso d’assalto covi terroristici a Ein Hussein, al Amrye e al-Dar nella città di Talbiseh, dieci chilometri a nord di Homs, stessa cosa è avvenuta nei pressi di al-Nasr a nord di Lakatia, dove sarebbero stati uccisi e feriti decine di terroristi. Stessa cosa nelle zone di al-Neimeh e Daret Ezzeh, nelle città di Om Walad, Atman, Nawa, Dael e al-Yadoudeh. Viene inoltre riportato che in molte località i militari sono stati accolti con slogan a loro sostegno e l’innalzamento di bandiere nazionali.
Questa guerra continua a mietere vittime anche tra i civili e qualche giorno fa sono finiti in un agguato alcuni operatori dell’informazione. A questa vicenda è stato dato poco risalto nei media internazionali, e la morte dei tre giornalisti libanesi, che lavoravano per la televisione al-Manar legata ad Hezbollah, è passata sotto silenzio. Si tratta del giornalista Hamzah Hajj Hassan, del cameramen Mohammad Mantash e del tecnico Halim Allaw, stavano seguendo gli scontri tra l’esercito regolare e i ribelli che avevano occupato la città a dicembre costringendo i cristiani ad abbandonare le loro case. Il direttore Ibrahim Farhat di al-Manar ha rilasciato una dichiarazione nella quale ha sostenuto: “Non esiteremo ad offrire martiri per amore della professione … i takfiri hanno ucciso questi uomini mentre seguivano l’avanzata dell’offensiva dell’esercito siriano a Maaloula”.
Questa grave situazione di instabilità, ma soprattutto i continui successi sul campo di Bashar al-Assad stanno ulteriormente rafforzando la posizione del Presidente che certo si presenterà alle prossime elezioni presidenziali, previste per l’estate prossima. La liberazione della città di Maaloula, che si trova circa 60 chilometri a nordest della capitale e sede di una vasta popolazione cristiana, è un altro degli elementi che andrà in suo favore, essendo sempre stato tra l’altro un sostenitore delle minoranze religiose. Alcuni residenti di Maaloula parlano ancora una versione di aramaico, la lingua biblica che si ritiene sia stata utilizzata da Gesù, città particolarmente nota per il rapimento delle suore greco ortodosse dal loro convento durante i combattimenti, cosa che aveva alimentato i timori per la sopravivenza dei cristiani in Siria. Le suore sono state rilasciate nel marzo scorso in cambio della liberazione di una decine di donne dalle carceri. Religiosi cristiani hanno salutato la cacciata dei ribelli da Maaloula con il patriarca della Chiesa Gregorio III Laham dichiarando che questa vittoria dell’esercito è un simbolo della liberazione di «ogni essere umano e di ogni centimetro della Siria».