Zawahiri’s legacy

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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato l’eliminazione del leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri. Il jihadista è stato ucciso da due missili AGM-114 Hellfire a Kabul in un attacco UAV il 31 luglio. Secondo le fonti stampa le agenzie di intelligence statunitensi si sono messe sulle tracce di al-Zawahiri all’inizio di quest’anno. Dopo che è stato confermato che il leader di al-Qaeda si trovava effettivamente a Kabul, la CIA ha ricevuto il permesso da Biden di portare a termine l’operazione.

Ayman al-Zawahiri è a capo di al-Qaeda dal 2011, quando ha sostituito Osama bin Laden, ucciso anche lui in Afghanistan da attacco statunitense.

È interessante notare che i talebani hanno accuratamente nascosto le conseguenze dell’attacco aereo e non hanno diffuso informazioni sul fatto che diversi droni americani sono stati visti nel cielo sopra Kabul il giorno della presunta uccisione di al-Zawahiri per cui si attende conferma ufficiale dal gruppo terrorista, conferma per cui potrebbero volerci anche mesi. Il due agosto uno dei quattro portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, ha condannato le azioni di Washington, affermando che l’attacco è contrario ai principi internazionali e all’accordo di Doha.

Nel frattempo nella social sfera pro qaedista non ufficiale si afferma che l’eliminazione di Ayman al Zawahiri sia un tributo dei talebani agli USA in cambio del riconoscimento da parte degli Stati Uniti dell’Emirato islamico. Un anno fa, dopo l’effettiva presa del potere, i talebani hanno avviato il processo di legittimazione in ambito internazionale, e gli oneri sotto forma di al-Zawahiri avrebbero creato problemi al gruppo. Ad esempio, 9 miliardi di dollari di asset della banca centrale afgana congelati da Washington non sono stati dati ai talebani a causa del timore che i fondi sarebbero stati utilizzati per finanziare l’MTO.

Ora, con la morte del leader di al Qaeda, può essere che i nazionalisti pashtun saranno un passo più vicini al riconoscimento e allo sblocco dei beni. È molto interessante dal punto di vista della dinamica del gruppo terroristico al Qaeda il fatto che Ayman al Zawahiri si trovasse ospite di un subordinato di Sirajuddin Haqqani, la cui famiglia è in stretti rapporti con i servizi segreti pakistani, mentre nessuno è rimasto ferito a parte lo stesso leader di al-Qaeda. Il clan Haqqani per molto tempo si è occupato del tesoro di al Qaeda. A questo punto se è vero che Zawahiri è stato ucciso si aprirà l’ennesima spaccatura all’interno del governo talebano visto che un erede Sirajuddin Haqqani è alla guida del Ministero per gli Interni.

Ricordiamo che a pochi giorni dalla presa di Kabul, avvenuto il 15 agosto del 2021, al Qaeda ha postato on line un comunicato stampa in cui si congratulava con i talebani per la presa del potere. Notizia che i talebani non hanno pubblicizzato, ma nemmeno hanno contestato o rigettato. Lo stesso gruppo terroristico Daesh ha più volte contestato al Qaeda per il comunicato di congratulazione ai talebani.

Se dunque il leader di al Qaeda è morto, per il clan Haqqani sarà un problema restare al governo, ed è a rischio anche la vita stessa del Ministro. In ogni caso, alla luce degli eventi, in Afghanistan si intensificheranno gli attentati perché oltre a Daesh ora a colpire, in segno di vendetta per l’uccisione del leader interverranno anche i qaedisti.

Quello che si vuole sottolineare in questa sede è che l’uccisione di un leader non sancisce la fine di un gruppo terroristico. Anzi inizia la lotta per la successione, per altro al Zawahiri era in odore di “pensionamento” da almeno due anni, ben prima che i talebani prendessero il potere e uno degli eventuali successori era proprio il figlio del Mullah Omar, anch’egli attualmente nel governo talebano.

Di certo si intensificheranno gli scontri in Africa e in Afghanistan e ancora è aperta la “campagna acquisti” terroristi da Daesh soprattutto in aree come il Mali e la Somalia. Uccidere un leader terrorista non significa mettere fine al terrore perché la rete è intatta e come hanno spiegato più volte al Qaeda e Daesh quello che conta è la comunità e non il leader.

Graziella Giangiulio

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