Assedio alla moschea di Sanaa

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YEMEN – Sanaa 17/06/2014. Forze militari yemenite hanno circondato una moschea di Sanaa nel timore che venga usata dai sostenitori del deposto Ali Abdullah Saleh come base per attaccare il palazzo presidenziale.

L’operazione è il segnale più visibile dello stallo drammatico tra l’attuale presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi e sostenitori di Saleh. Saleh fu costretto a dimettersi nel 2011 in seguito alle massicce proteste che mnisere fini ai suoi 33 anni di potere.
La delicata situazione politica yemenita potrebbe comprometterne la stabilità crerando una situazione rtitenuta pericolosa dai paesi del Golfo e dall’Occidente; occorre ricordare che lo Yemen condivide un lungo confine con l’Arabia Saudita; Riad si è infatti spesa molto, assieme a Washington, per gestire la transizione politica tra i due, mediata dall’Onu. Decine di blindati hanno circondato la moschea che si trova vicino al palazzo presidenziale, dove risiede Hadi.
Secondo le forze di sicurezza di Sanaa ci sarebbe un tunnel che porterebbe al complesso presidenziale dalla moschea, e usato per far passare armi. L’agenzia Saba ha citato una fonte della guardia presidenziale secondo cui «dopo l’arrivo di informazioni sull’intenzione di alcuni elementi sovversivi di utilizzare la moschea per attaccare obiettivi sensibili nelle vicinanze, la vigilanza è stata potenziata per proteggere la moschea e l’area circostante». Dall’interno della moschea, Abdulwali al-Qadi, imam della stessa ninché parente di Saleh, ha negato che l’edificio ospiti armi: «Non è vero (…) Non ci sono armi nelle cantine, ma solo libri e copie del Corano (…) La presidenza vuole che consegnamo la moschea. Non hanno alcun diritto di chiederlo» ha detto. Eletto per guidare la transizione politica della nazione araba nel 2012, Hadi ha cercato di smantellare l’influenza di Saleh e di altri funzionari e generali dal vecchio regime che starebbero cercando di riconquistare il potere. La moschea dai suoi sei minareti svetta su Sanaa; dal 2008 porta il nome di Saleh ed è costata decine di milioni di dollari; nel 2011, è rimasta nelle mani dei fedeli dell’ex-presidente.
Hadi ha appena effettuato un rimpasto di governo, nominando nuovi ministri del petrolio, delle Finanze, dell’energia e degli Esteri, dopo una serie di nuove proteste di piazza, causate dal deterioramento delle condizioni economiche. Una rivolta degli sciiti a nord, i disordini secessionisti nel sud e la presenza di al Qaeda in tutto il paese hanno minato l’economia dello Yemen, messa già a dura prova dal declino delle risorse petrolifere e idriche.
In una recente intervista pubblicata dalla Reuters, Saleh aveva detto che «il governo di Hadi ha fallito».