YEMEN. Gli Houthi scambiano le mosse di Biden per debolezza: riesplode la guerra

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Il cambio di direzione della nuova Amministrazione Usa sullo Yemen sta suscitando sia speranza che cautela, mentre il nuovo inviato speciale Usa Timothy Lenderking prepara una nuova missione di pace e le milizie Houthi tornano all’offensiva. Il Dipartimento di Stato americano ha detto il 7 febbraio che Washington era «profondamente turbata dai continui attacchi degli Houthi” e li ha esortati ad “astenersi da azioni destabilizzanti»

Al centro dei nuovi combattimenti c’è la città e il campo d’aviazione di Ma’rib, attualmente tenuto dalle forze fedeli al governo del presidente Abdrabbuh Mansur Hadi, che è sostenuto sia dall’Arabia Saudita che dagli Emirati Arabi Uniti. Le forze Houthi hanno riferito di aver lanciato una nuova offensiva per cercare di catturare la città, appena due giorni dopo che gli Stati Uniti hanno revocato la designazione di “terrorista” loro attribuita dall’amministrazione uscente di Donald Trump.

L’offensiva arriva anche solo quattro giorni dopo che il presidente Joe Biden ha annunciato che gli Stati Uniti stavano terminando il sostegno alle operazioni offensive a guida saudita in Yemen contro i ribelli Houthi. Il timore diffuso è che l’ala radicale della leadership Houthi abbia preso le recenti mosse degli Stati Uniti come un segno di debolezza e stia ora intensificando le azioni cinetiche per vincere la guerra, riporta Asia Times

La guerra ha portato finora alla morte di circa 233.000 persone, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, Ocha, e ha fatto precipitare il paese nella rovina economica.

Circa 24,3 milioni di persone, l’80% della popolazione, sono state colpite dalla guerra in tutto il paese, secondo l’Unhcr, con più di un milione che non ha «un alloggio adeguato e articoli di base». È in corso anche una grave crisi sanitaria, con la diffusione del Covid-19 e la minaccia del colera.

Durante i dibattiti per la nomination presidenziale del Partito Democratico nel novembre 2019, Biden disse che sotto la sua leadership gli Stati Uniti avrebbero «messo fine alla vendita di materiale ai sauditi dove stanno andando e uccidendo i bambini».  Biden finora è stato fedele a quella promessa della campagna, congelando le vendite di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti il 28 gennaio e ritirando il sostegno alla guerra il 4 febbraio.

Antonio Albanese