Colombiani contro DAASH e AQAP

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ITALIA – Roma 24711/2015. Mercenari alle corti del Golfo. Nel tentativo di sostenere le sue operazioni di terra in Yemen, la coalizione guidata saudita ha “assunto” 800 ex militari colombiani per combattere contro Al Qaeda nella Penisola Arabica e lo Stato islamico.

Non è chiaro, riporta il blog War is boring,  chi li abbi assunti  ma sembra che stiano combattenti sottili ornando degli Eau, mentre indossano uniformi saudite sul terreno. I primi 100 soldati sono arrivati ​​in Yemen all’inizio di ottobre, ogni combattente viene pagato 1000 dollari a settimana, la promessa della cittadinanza immediata degli Emirati Arabi Uniti se sopravvivono ai tre mesi di contratto, riporta il quotidiano colombiano El Tiempo. Nei momenti di crisi, l’uso di mercenari ha permesso alle forze armate del Golfo di potenziare le loro forze in caso di necessità, una scelta più economica che mantenere grandi eserciti nazionali. Negli ultimi anni, i mercenari occidentali hanno lasciato il posto a un mix più economico di sudamericani, per lo più colombiani, e musulmani provenienti dai paesi arabi circostanti, Pakistan, Malesia, Indonesia e Somalia. Mantenendo piccoli eserciti per lo più con personale straniero, le monarchie si possono assicurare maggiormente la sopravvivenza nel lungo periodo: i mercenari hanno  pochi scrupoli nel reprimere le rivolte politiche o l’opposizione, a volte in violazione delle norme internazionali dei diritti umani. Nel marzo 2011, un mese dopo l’inizio della rivolta in Bahrein, è apparsa una pubblicità sui media pakistani in cui si cercava «manodopera per la Bahrain National Guard con precedenti esperienze nell’esercito o la polizia». Circa 2500 uomini con i requisiti richiesti sarebbero stati assunti, cui si sono aggiunti mercenari reclutati dalla Malesia e dal Sudan. Il reclutamento di mercenari da parte delle monarchie del Golfo è possibile solo grazie all’immensa ricchezza petrolifera di cui godono questi paesi; lo squilibrio sociale che simili nuovi cittadini portano all’interno di paesi come il Bahrein sono una miccia a lenta combustione pronta ad esplodere andandosi ad inserire nella miscela esplosiva, governanti sunniti e popolazione sciita, che agita la società di quel paese. Un gioco in cui si inserisce anche un grande player regionale, come l’Arabia Saudita; grande nella capacità economica ma non sufficientemente preparato sia ad affrontare una guerra “simmetrica” tradizionale, che l’asimmetria di un conflitto come quello yemenita.