YEMEN. Adel Abdul Mahdi a Sana’a tra mediazione e intimidazione 

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La recente visita non annunciata dell’ex primo Ministro iracheno Adel Abdul Mahdi a Sana’a, capitale dello Yemen, e il suo incontro con i leader Houthi, ha sollevato numerose domande e speculazioni nel panorama geopolitico iracheno. 

Secondo fonti ufficiali, Abdul Mahdi si sarebbe recato in Yemen per partecipare alla “Terza Conferenza Internazionale sulla Palestina”, un evento che poneva l’accento sulla centralità della causa palestinese nella regione e che si è tenuta il 22 marzo. 

I media ufficiali Houthi non hanno commentato l’arrivo di Abdul Mahdi, lasciando lo scopo del suo viaggio aperto alle speculazioni. Tuttavia, fonti pro-Houthi hanno fornito resoconti diversi: l’agenzia di stampa yemenita, allineata con la milizia, ha riportato che Abdul Mahdi si trovava a Sana’a per partecipare alla conferenza, mentre Mehr News, agenzia statale iraniana, citando fonti anonime, ha sostenuto che Abdul Mahdi portava un messaggio dagli Stati Uniti, insieme a una proposta volta a de-escalare il conflitto in corso. Nessuna conferma ufficiale di questa affermazione è emersa da Washington o Teheran. 

Nonostante ciò, il contesto geopolitico e le dinamiche del viaggio rendono difficile accettare questa spiegazione come unica e definitiva. Diverse ipotesi alternative hanno preso piede, alimentate dalla natura riservata della visita e dalle contraddizioni che emergono dal profilo del politico iracheno nonché ex primo Ministro. 

Adel Abdul Mahdi ha dichiarato che il suo obiettivo nel visitare lo Yemen sarebbe stato quello di porre fine all’assedio imposto al paese. Gli osservatori ritengono che la sua visita rientri nel quadro della cooperazione bilaterale nell’ambito della cosiddetta “unità delle arene” affiliata all’asse iraniano nella regione. A dare il benvenuto ad Abdul Mahdi al suo arrivo, infatti, c’era Abdul Rahim al Hamran, un leader Houthi di alto rango e figura chiave negli sforzi di mobilitazione del gruppo, ampiamente considerato uno stretto confidente del fondatore degli Houthi. 

Le speculazioni per lo più ruotano attorno alla possibilità che Abdul Mahdi fosse portatore di un messaggio diplomatico. Alcune fonti, tra cui Mehr News, sostengono che Abdul Mahdi portasse con sé un messaggio degli Stati Uniti. In particolare, Shafaq News ha riportato che l’Iran ha chiesto al movimento Houthi di allentare la tensione e di prendere in considerazione l’apertura di un canale di negoziazione con gli Stati Uniti, e che questo messaggio è stato consegnato da Abdul Mahdi durante la sua visita a San’a’. La proposta includeva la sospensione degli attacchi Houthi nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandeb a condizione di fermare gli attacchi aerei statunitensi. Una fonte ha affermato che “i risultati di questo messaggio dovrebbero diventare più chiari una volta che Abdul Mahdi tornerà a Baghdad”. 

Teheran, in questa prospettiva, starebbe cercando di rimodellare le regole di ingaggio nella regione e vede lo Yemen come un “punto focale” per ridurre le tensioni con Washington. Il comandante della Forza Quds Esmail Qaani avrebbe trasmesso un messaggio simile durante una recente visita a Baghdad, sollecitando moderazione e incoraggiando il dialogo. L’Iran vorrebbe quindi una figura di fiducia per facilitare il dialogo tra lo Yemen e gli Stati Uniti, spiegando la scelta di Abdul Mahdi, considerato uno stretto alleato di Teheran. 

Si pensa anche che l’Iraq voglia essere uno spazio di dialogo, non di conflitto, riflettendo il suo crescente peso diplomatico nella regione. Asharq Al-Awsat ha citato l’ex ufficiale dell’intelligence irachena Salem al-Jumaili che ha affermato che il Sultanato dell’Oman, dati i suoi stretti rapporti con gli Houthi e la fiducia degli americani in esso, sarebbe stato il mediatore logico in tali questioni e chiedendosi se l’America avesse voluto inviare un messaggio agli Houthi, avrebbe chiesto al Sultanato, non a Abdul Mahdi. Tuttavia, altre voci indicano che potenze europee come Francia o Regno Unito potrebbero aver orchestrato la visita per esplorare la posizione degli Houthi o spingerli verso un accordo strategico. 

In particolare, l’attivista politico ed ex stretto collaboratore di Abdul Mahdi, Laith Shabbar, ha rivelato che sarebbero stati gli inglesi a contattare l’ex primo ministro per trasmettergli un messaggio: “Voi avete la terra e noi abbiamo il mare. Navigazione in cambio del potere.” L’ufficiale dell’intelligence irachena Salem al-Jumaili ha aggiunto che la possibilità più probabile è che i francesi abbiano inviato Abdul Mahdi, che ha la cittadinanza francese, con l’obiettivo di esplorare la posizione degli Houthi o spingerli verso una de-escalation. 

Nonostante queste ipotesi, la comunicazione pubblica di Abdul Mahdi sembra minare la possibilità che egli fosse lì per conto degli Stati Uniti o di altre potenze occidentali. Il politico iracheno è noto per il suo profilo filo-iraniano e per le sue critiche aperte alle politiche americane nella regione. 

Come dimostra un suo post del 6 febbraio 2025: “Le dichiarazioni di Trump sono bombe fumogene…per giustificare il ritiro e completare l’accordo…e per fornire copertura per il diritto di riunirsi per la guerra in Cisgiordania…Uccideranno e distruggeranno… ma non riusciranno a raggiungere i loro obiettivi…come in Libano e Gaza”. Inoltre, il 27 febbraio era presente alle commemorazioni in Libano dei morti di Hezbollah. A riprova della sua vicinanza all’area filo iraniana, Abdul Mahdi ha visitato il sito dell’uccisione di Sayyed Hassan Nasrallah, posando do fronte a una bandiera della milizia irachena al Nujaba, sotto cappello di Teheran. 

Il suo passato politico e i suoi legami con Teheran lo rendono una figura improbabile per rappresentare gli interessi statunitensi in una missione tanto delicata. Inoltre, l’ex Primo Ministro è noto per le sue attività passate nel Paese che puntano verso un’espansione delle attività cinesi nel sud del paese.

Inoltre, la crescente presenza degli Houthi in Iraq aggiunge ulteriori livelli di complessità alla vicenda. La rivista americana Foreign Policy ha rivelato che un gran numero di membri degli Houthi è arrivato in Iraq negli ultimi mesi, con uffici assegnati loro nella capitale, Baghdad, così come nelle città di Kirkuk e nell’Iraq meridionale. Secondo la rivista, questi Houthi sono stati trasferiti in un campo di addestramento nella città di Khalis nel governatorato di Diyala, che dista circa un’ora e mezza dal confine iraniano, indicando che i campi consegnati agli Houthi erano sotto la supervisione delle Brigate Hezbollah irachene, affiliate alle Forze di mobilitazione popolare, sottolineando che questa mossa fa parte del continuo supporto dell’Iran agli Houthi nel quadro del conflitto regionale. 

Tuttavia, la Security Media Cell (sicurezza irachena militare) ha dichiarato che non c’è nulla di vero nell’uso da parte degli Houthi di un campo di addestramento nella zona di Khalis a Diyala. Va inoltre, sottolineato come il territorio di Diyala non lontano dal triangolo sunnita è una zona dove Daesh ha avuto a lungo la sua sede e anche se gli iracheni considerano Dyala libera da cellule ISIS questo non risulta da account locali. Non solo è prevalenza di popolazione araba, curda e turkmena. L’unico dato a favore di una simile impresa, Houthi a Diyala, è che nel governatorato al Maliki ha avuto molti voti nella scorsa tornata elettorale, anch’egli uomo dell’Iran in Iraq. 

Il quotidiano Asharq al Awsat, citando fonti sciite, ha riportato che il gruppo degli Houthi ha chiuso un quartier generale strategico in un quartiere di lusso vicino alla Zona Verde di Baghdad, dopo il consiglio di una fazione irachena, trasmesso in tono duro. A tal proposito, fonti hanno affermato che il governo “non consente ad alcun gruppo armato, sotto qualsiasi nome o copertura, di utilizzare il suo territorio come rifugio sicuro”, aggiungendo che la segnalata presenza di Ansarallah a Diyala non richiedeva una “missione diplomatica in Yemen”. Secondo quanto riferito, un ufficio di rappresentanza degli Houthi è ancora a Baghdad, nonostante la chiusura di una sede secondaria. 

In definitiva, la visita non annunciata dell’ex primo Ministro iracheno rimane avvolta nel mistero. La mancanza di un commento ufficiale da parte dei media Houthi ha lasciato spazio a speculazioni di ogni genere, spaziando da un ruolo di mediatore diplomatico a una semplice manifestazione di solidarietà politica con gli Houthi e la causa palestinese. Le numerose domande senza risposta legate a chi ha effettivamente inviato Abdul Mahdi e a quale fosse il reale scopo del suo viaggio alimentano ulteriormente l’enigma. Non si può escludere, inoltre, che questa mossa possa essere interpretata come un tentativo di Abdul Mahdi di riaffermare la propria posizione politica in vista delle prossime elezioni, sfruttando la risonanza mediatica di un tema così delicato.

Elisa Cicchi

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