Brasile accusato di protezionismo da UE, USA e Giappone

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URUGUAY- Montevideo. L’Unione europea, Stati Uniti e Giappone, hanno presentato una denuncia formale al WTO in cui si mette in discussione la legittimità di alcune misure adottate dal Brasile per proteggere la produzione industriale nazionale, in particolare nel settore auto. 

La più agguerrita contro le misure adottate dal Brasile l’UE, che ha detto che è «sempre più preoccupata» in quanto le nome varate da Rio proteggono e stimolano il mercato interno a scapito della libera concorrenza. Nel mirino dei denuncianti la riduzione della tassa sui manufatti, IPI, che offre benefici alle aziende che producono in Brasile a scapito della libera concorrenza. Non solo, tale beneficio fiscale è stato prorogato due volte quest’anno e si estenderà fino al prossimo 31 dicembre, e in tal modo – ha sostenuto l’Unione europea – tali misure «favoriscono i produttori nazionali» e, sempre secondo la UE, casi simili potrebbero «essere replicati in altri settori dell’economia brasiliana» .

Il Giappone da un lato ha sostenuto che le decisioni del Brasile che mirano a «proteggere la produzione nazionale» sono “incompatibili” con le norme dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio.

Altri paesi che hanno aderito alla denuncia sulla riduzione dell’imposta IPI sono l’Australia, Corea, Canada, Stati Uniti, Taiwan, Cina e Hong Kong. Questa non è la prima volta che dei membri del WTO protestano per le misure adottate dalla amministrazione del presidente Dilma Rousseff per proteggere il mercato interno e la produzione. In diverse occasioni in difesa di questa politica il Brasile ha sostenuto che tali misure sono state emanate per stimolare la crescita economica e non in contraddizione con le norme dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio.

Il Brasile è settimo produttore del mondo delle auto e il quarto mercato con una crescita sostenuta nel corso degli ultimi dieci anni.