Wetware: il futuro dei social network

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ITALIA – Roma 06/10/2013. Il bisogno di sentirsi protagonisti e di far parte di una comunità è il terreno su cui si muove una rete sociale: il Social Network. Un fenomeno di “comunità virtuale” che permette di dialogare e di condividere aspetti della propria vita con la popolazione di qualunque genere e di qualsiasi parte geografica.

La presenza, la velocità d’interazione, l’esperienza, i valori innovativi che contribuiscono a creare la forza di una “struttura di relazioni”.  Un ”contenitore”, dunque, di aspetti di vita che racchiude individui, gruppi, luoghi ed emozioni.

Le reti sociali sono sempre esistite ma con la diffusione di internet, si sono contraddistinte per aver mostrato nuovi orizzonti nella e della comunicazione virtuale.  La loro presenza è così significativa e semplice è diventato il loro utilizzo grazie anche alle possibilità fornite da strumenti hardware e software tipici della connessione mobile, come tablet e smartphone.

La loro nascita risale addirittura agli anni Novanta. Era il 1997 e un giovane imprenditore statunitense, Andrew Weinreich, creò Sixdegrees. Questo social network, prevedeva solo testi e consentiva agli utenti di crearsi una rete privata di amici registrando gli indirizzi elettronici dei loro conoscenti. Sixdegrees si basava sulla teoria dei sei gradi di separazione elaborata nel 1967 da Stanley Milgram, psicologo di Harvard, secondo la quale tutti gli uomini sulla terra sono collegati tra loro attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque mediatori. 

Il primo social network che da subito ebbe gran successo fu MySpace, creato da  da Tom Anderson nel 2003. Una comunità virtuale, utilizzata soprattutto da musicisti e da appassionati di musica. Una sorta di “ vetrina musicale”, con la possibilità di inserire video e musica,  personalizzando il proprio profilo utente.

Linkedin, nato nel 2002 è considerato il social network per i professionisti, dedicato esclusivamente a mantenere contatti e creare visibilità in ambito lavorativo. Fortemente diffuso negli Stati Uniti, in crescita in Europa e nel resto del Mondo.

Netlog è invece un sito belga che si rivolge ai giovani europei. I membri di Netlog possono creare una loro pagina web, estendere i propri contatti , pubblicare video musicali e condividerli.

Habbo è un mondo virtuale dove i più giovani possono socializzare attraverso una serie di avatar. Nato nel 2000, è una  chat ambientata in un hotel virtuale dove è possibile creare un proprio alter ego e interagire con gli utenti della nazionalità dell’hotel selezionato.

Sicuramente i social network più utilizzati al mondo sono Facebook e Twitter.

Facebook, fu fondato nel 2004 da Mark Zuckerberg. Il nome del sito si riferisce agli annuari universitari con le foto di ogni singolo membro, con lo scopo di diffondere ai nuovi studenti la conoscenza delle persone del campus universitario. Inizialmente nacque come un social esclusivo dell’università di Harvard, ora abbraccia tutti gli utenti internet indistintamente.

Twitter invece, nasce nel 2006. Un servizio lanciato dalla Obiuos Corporation di San Francisco, che consente di creare una pagina agli utenti, in costante aggiornamento. Il servizio è diventato così popolare da essere considerato un avversario di Facebook, grazie alla semplicità e la spontaneità del suo utilizzo. Con Twitter,  non si crea una rete di amici. Lo scopo è quello di seguire, attraverso il pulsante “Follow”, le informazioni pubblicate dalla persona interessata.  

Dunque i social network, sono l’ attività più popolare nella rete. Con essi le persone perdono la concezione del tempo e dello spazio e vi trovano la possibilità di esprimere le proprie idee sia in ambito sociale che in ambito politico.

Una libertà di espressione che non trova però un ugual terreno tra le varie parti del mondo. Ad esempio, i regimi di alcuni paesi esercitano un forte controllo sul web. In Iran, Twitter e Facebook, sono considerati strumenti pericolosi capaci di unire una forza sociale talmente potente che potrebbe dar vita ad una possibile rivolta.

In India, i contenuti Internet vengono spesso bloccati durante le proteste. Addirittura alcune persone sono state arrestate per un semplice “mi piace” su una pagina facebook ritenuta diffamatoria.

In Cina e a Cuba, i social network sono vincolati e censurati. Sono ritenute forme ”clandestine” che, attraverso lo scambio d’informazioni, faciliterebbero una ”rinascita democratica”. 

Il caso della Primavera arabe del 2011 e del ruolo svolto dai social network è ormai noto e quasi fatto storico. Nei paesi dove più libera è la comunicazione digitale, dove il tempo trascorso sulle applicazioni è raddoppiato, i social network stanno divenendo un ”fenomeno sempre piu’ globale” coinvolgendo persone di ogni fascia d’età.

Secondo una ricerca condotta da Nielsen, ”The State of Social Media”, emerge un dato incredibile.  È proprio l’Italia ad essere impegnata più di altri paesi nei blog e nei social network, addirittura superando gli Usa, tra gli utenti over 50.

Dati confermati anche dallo studio della ” LiveXtension”: l’Italia è più social degli Stati Uniti. La penetrazione dei social network in America è del 63%, in Italia gli utenti che navigano sui social network corrispondono al 73%. 

Sono dunque gli italiani over 50 a rendere il nostro paese più ”facebookiano” rispetto al paese l’ha inventato.

È un dato sicuramente importante e sorprendente paragonandolo alla lentezza del nostro paese rispetto alla cultura digitale.

”La connessione mondiale” sta raddoppiando le nostre informazioni, con una immagine si può rendere come una sorta di Cervello Globale: si delinea così il concetto di Wetware, l’interazione tra cervello umano e software. Il sapere si racchiude di computer in computer e ciascuno può accedere a tale archivio. Memoria ed esperienza che trovano luogo anche nei social network, fatti di noi stessi.