#WARINSUDAN. Civili uccisi a el Fashir conquistata dalle RSF

81

Il comandante dell’esercito sudanese Abd al-Fatah al-Burhan conferma che le sue truppe si sono ritirate dalla città di al Fashir, nella regione del Darfur, ma afferma che lo ha fatto “per impedire un’ulteriore distruzione della città” e ha promesso di “riconquistarla dai traditori”. La città di al Fashir in realtà è sotto assedio da molti mesi il che ha fatto dei civili accerchiati dei morti per fame. Ci sono foto a testimonianza di ciò, cadaveri, oramai scheletri, che “dormono” sotto una pianta. Oppure ci sono video girati nelle ultime ore in cui si vedono gli uomini delle RSF uccidere civili a sangue freddo. 

In un dei video visionati dalla nostra unità di intelligence AGC si vedono dei miliziani delle RSF dialogare con degli adolescenti e quando questi prendono loro sacchi salutano e ridendo se ne vanno, i miliziani gli sparano alle spalle. Uccisi per aver incontrato il nemico sulla propria strada, questa è cronaca di tutti i giorni da circa 12 mesi in Sudan nella città di el Fashir. E mentre tutti in Europa abbracciavano cause di guerre altrui, in Sudan le persone a causa di un conflitto civile, finanziato da paesi esteri, vedono l’esercito del presidente combattere contro le RSF del vicepresidente con centinaia di morti al giorno e una pulizia etnica in corso a el Fashir. 

Le immagini satellitari mostrano macchie di sangue, cadaveri e prove di crimini di guerra per le strade di el Fashir, nella regione del Darfur, passata sotto il controllo delle Forze di Supporto Rapido. |

Il Ministro della Salute della regione del Darfur ha scritto in una nota: “Migliaia di civili sono caduti nella città di el Fashir negli ultimi due giorni. Il numero delle vittime non può essere determinato a causa dell’interruzione delle comunicazioni, e coloro che se ne sono andati hanno confermato l’uccisione di migliaia di persone a el Fashir. Gli ospedali della città sono stati chiusi a causa degli attacchi al personale medico e della perdita di comunicazioni. Le famiglie rimaste a el Fashir sono state vittime di saccheggi e rapine a causa della mancanza di cibo e medicine”.

Ma chi finanzia questo sterminio e perché? Secondo il The Guardian: “Armi britanniche acquistate dagli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto le Forze di Supporto Rapido in Sudan”. Articolo a firma di Mark Townsend in cui si afferma che armi britanniche sono state trovate presso un gruppo accusato di genocidio in Sudan.

Le Forze di Supporto Rapido (RSF) del Sudan stanno adottando la strategia della pulizia etnica in Darfur e oltre. Le RSF, guidate da Mohamed Hamdan Dagalo (“Hemedti”), utilizzano tattiche di assedio, fame, sfollamenti di massa e propaganda per giustificare attacchi contro intere comunità etniche, in particolare il popolo Masalit.

Il linguaggio e i metodi delle RSF è già noto: si chiamano i civili “scudi umani”, si bloccano gli aiuti umanitari, si bombardano le cosiddette “zone sicure” e afferma che le uccisioni di massa sono operazioni di “antiterrorismo”.

A raccontare la storia del Sudan è un giornalista Muammar Ibrahim, sudanese. Soprannominato il “Saleh Jaafarawi” del Sudan. Il giornalista è stato rapito dalle Forze di Supporto Rapido. Secondo Al-Fateh — uno dei leader delle Forze di Supporto Rapido — in una dichiarazione ad Al-Jazeera, ha confermato che Muammar Ibrahim è effettivamente sotto la loro custodia e da allora non si hanno più notizie di lui. In Sudan sono sorte richieste spontanee di liberazione del giornalista ma ogni ora che passa è un’ora in meno di opportunità di trovarlo vivo. 

Secondo fonti africane alla fine di ottobre 2025, le RSF avrebbero ucciso oltre 2.000 civili a el Fashir, tra cui donne, bambini e anziani, come documentato da immagini satellitari.

Dall’aprile 2023, il Sudan è in guerra civile tra l’esercito (SAF) , guidato da Abdel Fattah al-Burhan, e le RSF, comandate da Mohamed Hamdan Dagalo (Hemedti), con oltre 14.000 morti e 12 milioni di sfollati.

Lo scorso 22 febbraio 2025 il leader delle Forze di Supporto Rapido (RSF) Mohamed Hamdan Dagalo (Hemedti) arrivato a Nairobi firmò la carta di un governo parallelo chiamato “Carta Fondamentale del Sudan”. Secondo Al Jazeera, la firma del documento, originariamente era prevista per martedì 18 febbraio, poi posticipata al 21 febbraio per garantire la presenza di un maggior numero di partecipanti. La carta fu firmata da Hemedti insieme ai leader delle organizzazioni di opposizione sudanesi, a diversi gruppi armati e agli ex membri del governo civile guidato dalle RSF. 

Al-Hadi Idris, leader del Movimento di Liberazione del Sudan (SUD), partito d’opposizione, dichiarò di aver ricevuto rassicurazioni da diversi Paesi sul riconoscimento del nuovo governo. Il 7 marzo il secondo comandante delle Forze di Supporto Rapido (RSF), il Generale Abdel Rahim Hamdan Dagalo, fratello maggiore del leader delle RSF Mohammed Hamdan Dagalo (Hemedti), annunciò l’intenzione del governo parallelo del Sudan di iniziare a emettere la propria valuta e i propri passaporti.

“Una delle buone notizie, e parte integrante del progetto, è che le macchine per stampare valuta e passaporti sono pronte”, dichiarò Dagalo. L’emissione di una propria valuta e di passaporti mirava a rafforzare la legittimità di questa struttura e a conferirle gli attributi di uno Stato. La firma della costituzione transitoria e i piani per l’emissione di nuove banconote e passaporti volevano dimostrare il desiderio dei ribelli non solo di creare un’alternativa temporanea al governo esistente, ma anche di gettare le basi per un consolidamento a lungo termine nei territori da loro controllati. Gli esperti suggerivano all’epoca che l’obiettivo finale potrebbe non essere solo un governo parallelo, ma la divisione di fatto del Sudan in due territori separati.

Alla fine di agosto 2025 il comandante delle Forze di Supporto Rapido (RSF) Mohamed Hamdan Dagalo, “Hemedti”, ha prestato giuramento come capo del Consiglio Presidenziale dell’Alleanza Tasis a Nyala, nel Darfur meridionale, sfidando l’opposizione internazionale. Il consiglio, composto da 15 membri, include anche i governatori regionali. La Costituzione transitoria del 2025 abolisce il quadro normativo del 2019. Il capo del Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese del Nord (SPLM-N) Abdelaziz al-Hilu come suo vice. Makien Hamid Tirab è il portavoce dell’alleanza, una posizione chiave nella struttura politica emergente.

Israele, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti sostengono l’esercito di Hemedti; le milizie regionali sfruttano il caos locale. Israele è interessato al Sudan per monitorare il contrabbando di armi verso Gaza/Yemen, proteggere i corridoi del Mar Rosso ed espandere le reti di intelligence.

Il controllo di Bab al-Mandeb da parte di AnsaruAllah minaccia Israele e il Sudan suo malgrado funge da zona cuscinetto avanzata. E in questo contesto la guerra in Sudan è un perno strategico nei conflitti del Mar Rosso e del Corno d’Africa.

G.G.

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/