VIETNAM. La pesca di Hanoi stretta tra l’UE e gli USA, con la Cina alle spalle

29

Il Mar Cinese Meridionale è sempre stato una frontiera insidiosa: tifoni, inseguimenti navali cinesi, detenzioni, pescato confiscato, barche che affondano.

Ma oggi, l’onda più forte che colpisce le comunità di pescatori vietnamiti è il cartellino giallo dell’Europa, imposto dalla Commissione Europea per sanzionare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Il Vietnam sta correndo contro il tempo prima dell’ispezione della Commissione Europea alla fine del 2025. Se non rispetta la scadenza, si chiudono la porte alle esportazioni di prodotti ittici per un valore di oltre 500 milioni di dollari all’anno, riporta UPI.

E ora c’è il nuovo accordo tariffario tra Stati Uniti e Vietnam, salutato con favore da entrambi i governi, ma con poca chiarezza sulle sue implicazioni per i pescatori. Gli statunitensi stanno monitorando gli stessi dati di conformità alla pesca INN utilizzati dall’UE e se Hanoi non riuscirà a scrollarsi ridossò la possibile sanzione UE entro il 2025, Washington potrebbe prendere a prestito la giustificazione dell’UE per inasprire i dazi sui prodotti ittici vietnamiti e su altre esportazioni.

In termini pratici, gli esportatori di prodotti ittici vietnamiti potrebbero essere colpiti due volte: prima dalla minaccia europea di una chiusura completa e poi dagli adeguamenti tariffari statunitensi che considerano le lacune normative del Vietnam come concorrenza sleale.

Hanoi ha emanato un piano d’azione per la pesca, una tabella di marcia altamente tecnica con conseguenze dirette per ogni imbarcazione, equipaggio e funzionario portuale. Secondo la direttiva del primo ministro, tutte le imbarcazioni devono essere inventariate, nuovamente registrate e autorizzate, ogni cattura deve essere tracciabile digitalmente e ogni entrata e uscita dal porto deve essere registrata. I funzionari la descrivono come una campagna nazionale per sradicare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

Questa trasformazione arriva nello stesso momento in cui le imbarcazioni vietnamite sono costrette ad avvicinarsi alla costa, per timore di uno scontro con la milizia marittima cinese e le navi della marina militare che operano in acque contese. 

Nel frattempo, il governo sta cercando di attutire il colpo di queste restrizioni alla pesca tracciando nuove strade per il settore. La città sta promuovendo l’acquacoltura ad alta tecnologia, soprattutto in zone costiere panoramiche come la baia di Cat Ba, sostituendo il legno con zattere e gabbie di plastica, promettendo maggiore durata e benefici ambientali.

Le autorità hanno istituito due importanti riserve marine: Bach Long Vi e Cat Ba-Long Chau, che coprono oltre 35.000 ettari. Hanno inoltre istituito cinque zone di protezione costiera e tre riserve interne, e affermano di aver rilasciato oltre 2,1 milioni di pesci, gamberi, granchi e molluschi per ricostituire gli stock esauriti.

L’isola di Bach Long Vi, all’imboccatura del Golfo del Tonchino, su rotte commerciali globali chiave, funge da avamposto strategico per la sicurezza e potenziale futuro polo ittico.

Tuttavia, il ripristino ambientale richiede tempo. In molti porti di pesca, i cambiamenti sono visibili. Le navi attraccano secondo le nuove regole con dispositivi di tracciamento intatti, registri elettronici e rigorosi controlli portuali.

Il Vietnam sta lottando per mantenere i suoi prodotti ittici nei mercati europei e Bruxelles esige prove di conformità. Molte comunità costiere del Sud-est asiatico sono strette tra un conflitto tra superpotenze per il controllo del mare, impatti climatici come tifoni e riscaldamento delle acque, e l’applicazione degli standard di sostenibilità da parte del mercato occidentale. 

Maddalena Ingroia

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/