Via dallo Yemen, due agosto attaccata ambasciata italiana

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YEMEN- Sana’a. 04/08/13. Chiudono le ambasciate occidentali in Yemen, dopo gli Stati Uniti a dare l’annuncio il Regno Unito, la Germania e infine la Francia. Francois Hollande, presidente francese, ha motivato la chiusura temporanea delle ambasciate in Yemen dicendo: «problemi di sicurezza».

Del tutto sotto silenzio è passato l’attentato del due agosto contro l’ambasciata italiana a Sana’a in cui ha perso la vita un soldato yemenita. A darne notizia lo Yemen Observer. Secondo cui due uomini armati in motocicletta hanno attaccato l’ambasciata colpendo a morte un soldato: Mohammed al-Qasem Talqi, i due sono fuggiti.

Si tratta del secondo attacco ad un’ambasciata in meno di un anno. Gli Stati Uniti hanno chiesto ai connazionali in giro per il mondo massima attenzione soprattutto negli Emirati Arabi Uniti. Fuori gioco le ambasciate statunitensi di: Emirati Arabi Uniti, Algeria, Giordania, Iraq, Egitto, Arabia Saudita, Gibuti, Qatar, Sudan, Kuwait, Bahrain e Oman così come la Mauritania e Yemen, Libia. Gli States hanno inoltre sottolineato che le ambasciate e missioni diplomatiche saranno chiuse in Bangladesh e Afghanistan.

Tutto questo accademente Abed Rabbo Mansour Hadi, numero uno dello Yemen, su invito del re saudita Abdullah bin Abdul Aziz è arrivato negli Emirati. Tema dell’incontro sostegno degli EAU allo Yemen. E il primo agosto sempre il presidente Abdu Rabbu Mansour Hadi ha incontrato il presidente Obama a Washington. Durante l’incontro il presidente Obama ha confermato la sua intenzione di chiudere il centro di Guantanamo Bay, e il presidente Hadi ha promesso di creare un centro di riabilitazione per gli estremisti violenti che ritornano in Yemen.

E se qualcuno ha attribuito le chiusure delle sedi diplomatiche al caos Egiziano, in realtà in Yemen i rapporti sono tesi da molti mesi. Una serie “x” di droni USA sono stati lanciati in maniera regolare dallo scorso anno al 31 luglio. verso le cosiddette postazioni di al-Quaeda nella Penisola Arabica. 

Il 17 luglio, in particolar modo, un drone USA ha colpito a morte il numero due di al-Qaida nella Penisola Arabica (AQAP), Abu Sufyan al-Azdi. Ex prigioniero di Guantanamo, vi ha soggiornato 6 anni, di origine saudita aveva combattuto in Afghanistan. L’uomo è stato colpito mentre era al telefono cellulare in provincia di Saadah, a nord della capitale yemenita, Sana’a. In uno dei suoi ultimi video aveva duramente attaccato l’Arabia Saudita perché permetteva agli USA di lanciare attacchi con i droni dal regno. L’uccisione del terrorista, se da un lato ha fatto cantare vittoria agli USA e alle forze militari yemenite, ha innescato sul web e sui blog un tam tam in cui si ripetono una serie di ringraziamenti al fratello Abu Sufyan al-Azdi per ciò che ha fatto ma soprattutto si chiede di fare qualcosa per onorare la sua memoria.

Secondo fonti USA, AQAP sta preparando un attacco in Medio Oriente ai danni dell’Occidente. Notizia confermata anche dall’agenzia di stampa MENAFN, secondo cui la minaccia di attacchi terroristici di al-Qaeda si estende in realtà a tutto il mondo. Non solo, i residenti locali (Yemen) ed esperti di sicurezza sono rimasti scettici circa il pericolo di soggiornare o meno negli Emirati Arabi Uniti.

Nessuno ha sottolineato, nella questione “chiusura ambasciate” ma non è da sottovalutare ,il fatto che molti galeotti al-quaedisti sono fuggiti dalle prigioni. Tutti tra il 22 e il 31 luglio. A darne notizia l’Interpol che ha anche emesso un avviso di sicurezza globale, dopo che ha rivelato una serie fughe carcerarie in Iran, Iraq, Pakistan e Libia, fughe messe ad opera, si legge, da al Qaeda.

I fatti sono accaduti il 22 luglio in Iraq, Abu Ghraib, il 27 luglio, in Libia a Bengasi, in Pakistan il 31 Luglio. A preoccupare le forze di sicurezza di tutto il mondo i 500 detenuti di Abu Ghraib, quasi tutti numeri uno di al-Quaeda nella regione mediorientale.

Il 27 luglio invece, da Bengasi sono fuggito 1.100 detenuti, tra questi molti jihadisti. Tutto questo mentre in Siria il 31 luglio si chiedeva ai giovani fratelli musulmani del Caucaso di restare a casa e attaccare la Russia facendo squadra con i fratelli ceceni,  e di non andare in Siria perché lì c’erano già un numero sufficiente di combattenti.

La posizione dello Yemen nel contesto al-quaedista è molto difficile. Gli Stati Uniti lo considerano un covo della pericolosa rete terroristica da cui sono partiti numerosi attacchi contro gli USA tra cui quello di Natale 2009 a Detroit. D’altra parte le popolazioni  locali. A Obeiraq  sono mesi, anzi anni che si vedono cadere bombe e droni sulla testa.

Obeiraq, ha una popolazione 2.500, si trova all’estremità orientale della provincia di Dhamar, a 150 chilometri a sud-est della capitale dello Yemen, Sana’a. Il suo paesaggio vulcanico roccioso, costellato di arbusti profumati, e circondato da una catena ininterrotta di monti, ed è diventato un campo di battaglia per i droni. «Lo scorso anno, raccontano gli abitanti a alla testata on line indipendente Bhetwasalkm,  la nostra città che si trova vicino al governatorato di al-Bayda è stata costantemente presa di mira dai droni statunitensi. Altre province – Abyan, Shabwa, Mareb e Jawf – hanno subito un destino simile. Rada’a e Manasse, avamposti nello Yemen orientale di al-Qaida nella Penisola Arabica (AQAP), sono stati assediati dall’esercito yemenita per mesi. Ogni tanto uno o l’altro dice dei aver vinto».

Gli abitanti di quei paesini, va detto, guardano con maggiore simpatia al-Quaeda perché le loro case hanno la luce, elettrica i telefoni, il collegamento a internet, i riscaldamenti, noi yemeniti no.
Lo Yemen è il paese arabo più povero. La sua lunga fascia costiera lungo il Mar Rosso e il Mar Arabico dà alla nazione un valore commerciale e strategico militare. E come se non bastasse la sua vicinanza al Corno d’Africa permette ad al-Qaeda di essere a un passo dal Africa.

L’autorità centrale dello Yemen è debole, il sistema tribale complesso e la lontananza di alcune delle sue regioni hanno dimostrato di essere una meta irresistibile per i militanti di al-Qaeda militanti provenienti da tutto il mondo alla ricerca di una base più sicura. Non ci sono dati esatti sul numero di militanti di al-Qaeda in Yemen, ma si pensa siano ampiamente superiori a qualche centinaia e supportati da una vasta rete di simpatizzanti in Yemen e all’estero.

L’allerta, dicono dagli States, durerà fino alla fine di agosto. Ma già dal primo agosto in Yemen sono cominciati gli scontri armati con l’attacco a pompe di benzina e alle centrali elettriche, sonos tate anche sequestrate poi armi turche a Khawkha. Il due agosto è stato ucciso un diplomatico saudita e i soldati dell’esercito yemenita a microfoni spenti dicono che sono sempre più numerosi gli attacchi nei loro confronti lontani dalla capitale Sana’a.