VENEZUELA. Senza gasolio, i mercati sono vuoti

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Circa 25.000 tonnellate di cibo e tre milioni di litri di latte al giorno si perdono in Venezuela a causa di un’acuta carenza di gasolio che colpisce gravemente il trasferimento di cibo dai centri di produzione ai consumatori finali, ha detto Juan Carlos Montesinos, capo dell’Associazione Venezuelana di Agricoltura Familiare, Avsf, in un’intervista con Union Radio e ripresa da Minuta Agropecuaria.

Montesinos ha sottolineato che il problema sta anche nel costo finale dei prodotti venduti dai dettaglianti, che allo stesso tempo non vengono acquistati immediatamente dai consumatori a causa della diminuzione del loro potere d’acquisto, poiché la moneta locale perde molto valore rispetto al dollaro statunitense.

«I raccolti di mais e di riso sono stati ostacolati dalla crisi del diesel iniziata tre mesi fa. Ci siamo impegnati in colloqui con la Commissione di dialogo e di pace del governo, abbiamo ottenuto alcune proposte sul tavolo e anche che ci lascino importare… se la crisi del carburante dovesse rimanere la stessa. Credo che non ci sarà alcun raccolto».

Montesinos, ha assicurato che il settore richiede almeno migliaia di litri di gasolio per mantenere i macchinari pesanti con cui lavorano nei campi e quindi evitare perdite; ha sostenuto che il problema riguarda anche il costo finale del prodotto sullo scaffale, che a sua volta richiede tempo per essere acquisito dai cittadini a causa della perdita di potere d’acquisto.

Infine, Montesinos ha chiesto al governo di concedere al settore agricolo l’accesso ai prestiti bancari in modo che i contadini possano acquistare gli input chimici necessari per l’aratura dei campi.

Anche se la sinistra venezuelana in carica, cioè Nicolás Maduro, aveva proposto alla fine di aprile un piano per porre fine alle carenze che danneggiano particolarmente il settore agricolo in soli 60 giorni, i produttori non riescono ancora a vedere la luce alla fine del tunnel perché non sono mai stati contattati dalla sua amministrazione per risolvere il problema.

Luigi Medici