VENEZUELA. Maduro fa arrestare El Aissami, l’ex braccio destro

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Il 9 aprile, le autorità venezuelane hanno arrestato l’ex ministro del Petrolio Tareck El Aissami in un’indagine per corruzione, dopo circa un anno dalle sue dimissioni. L’arresto è stato annunciato dal procuratore generale Tarek William Saab.

Saab ha parlato di un rete criminale che avrebbe creato grossi problemi all’economia di Caracas, date le misure unilaterali di Washington contro il regime di Caracas, riportano MercoPress e la rete social media sudamericana.

Oltre ad El Aissami, sono stati arrestati Samark Lopez, e l’ex ministro dell’Economia Simón Alejandro Zerpa, sulla base delle risultanze scaturite dalla testimonianza di almeno 5 testimoni.

Secondo i media locali, El Aissami, che ha ricoperto, tra gli altri successi della sua carriera, la carica di presidente della compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa, è accusato di tradimento, appropriazione o distrazione del patrimonio pubblico, millantato credito, traffico di influenze, e associazione a delinquere.

“È stato possibile individuare e smembrare una rete di funzionari che hanno utilizzato le loro posizioni per effettuare operazioni petrolifere illegali”, ha spiegato Saab. L’organizzazione di El Aissami aveva cercato di innalzare indebitamente il valore del dollaro sul mercato parallelo.

El Aissami è un avvocato e criminologo, 49 anni, laureato con lode all’Universidad de Los Andes (ULA). È nato a El Vigía, nello stato di Mérida, dove è cresciuto in un’umile famiglia di immigrati dalla Siria e dal Libano.

Tareck è il secondo di cinque fratelli. Suo padre Carlos Zaidan El Aissami, un migrante siriano, era a capo della sezione venezuelana del partito politico iracheno socialista arabo Ba’ath, lo stesso a cui apparteneva l’ex leader iracheno Saddam Hussein. Suo zio Shibli El Aissami era un funzionario sotto Saddam Hussein.

El Aissami è stato fin da giovane un militante dell’ala sinistra del Mvr chavista che alla fine si è fuso con il Partito Socialista Unito del Venezuela, Psuv. La sua carriera decollò quando ebbe come mentore Adán Chávez, fratello del defunto leader bolivariano.

Il quotidiano argentino Clarín, anni fa, riportò che El Aissami era dietro l’infiltrazione in Venezuela del libanese Hezbollah e dei Guardiani della Rivoluzione Islamica dell’Iran, entrambi coinvolti in attività illecite come il traffico di droga e la vendita di armi.

Secondo le risultanze del quotidiano, El Aissami era legato a “una rete criminale terroristica composta da più di 40 società in tutta l’America Latina per inviare denaro illecito in Medio Oriente. Questa rete sarebbe gestita da suo fratello, Feras El Aissami.

Nel marzo 2019, El Aissami è stato citato in giudizio davanti a un tribunale federale di Manhattan per traffico di droga, insieme a Samark López. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha affermato che El Aissami ha protetto e supervisionato grandi spedizioni di droga dal Venezuela al Messico e agli Stati Uniti. E l’Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti lo ha aggiunto alla sua lista dei più ricercati.

Il 18 marzo dell’anno scorso, la polizia venezuelana ha arrestato Joselit Ramírez, capo della Soprintendenza Nazionale dei Cripto-asset, Sunacrip, e direttore dell’Ufficio di El Aissami, per la scomparsa di 3 miliardi e mezzo di dollari provenienti dai proventi del petrolio. Ramírez sarebbe una delle persone di fiducia di El Aissami, ricercato anche dalle autorità statunitensi.

Nell’operazione sono stati arrestati anche il colonnello Antonio Pérez Suárez e il tenente colonnello José Ramos Chirinos, nonché il vice Hugbel Roa, tutti ritenuti appartenenti all’ambiente politico di El Aissami.

Questa operazione ha avuto il sostegno del deputato Diosdado Cabello, a nome del Partito Socialista Unito del Venezuela.

Stando a testimonianze istruttorie, ad una società straniera coinvolta nelle operazioni di petrolio greggio della Pdvsa sono state assegnate 15 navi, per un valore di oltre 153 milioni di dollari. Uno dei testimoni afferma di aver pagato 22 milioni di dollari in contanti a Pérez Suárez oltre a descrivere un sistema di tangenti per accelerare le spedizioni di petrolio greggio. Ha menzionato anche i pagamenti a El Aissami e Ramírez per un totale di milioni di dollari.

“Gli incarichi per la vendita del petrolio greggio venezuelano furono stipulati, alcuni all’insaputa di El Aissami ed altri fatti da Pérez Suárez in incontri clandestini nel suo ufficio dove concordò la vendita a prezzi fino a tre quarti inferiori al valore del prodotto, generando perdite per lo Stato venezuelano. Pérez Suárez ha lavorato con imprenditori che gli hanno fornito fatture con importi gonfiati per servizi o lavori realizzati per Pdvsa, per poi condividere questi prezzi eccessivi. È stato creato un ufficio chiamato “Unità di lavoro speciale”, incaricato di redigere i conti per eludere i controlli della Vicepresidenza delle Finanze. Questo testimone riferisce che, con i diversi schemi di profitto fraudolenti applicati, Perez Suarez si è impossessato di un patrimonio pari a miliardi di dollari”, ha sottolineato anche Saab.

“L’obiettivo e lo scopo di questa mafia, guidata da Tareck El Aissami, non era altro che quello di far implodere l’economia nazionale, distruggere la nostra valuta facendo salire il dollaro parallelo, e quindi far fallire le politiche economiche promosse dall’Esecutivo”, ha proseguito.

Luigi Medici

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