VENEZUELA. Le imprese lavorano al 20% della capacità: è il collasso

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Dal 2013, ben 88 industrie venezuelane sono state costrette a cessare l’attività a causa della crisi economica, unita alla carenza acuta di carburante e alle conseguenze della quarantena imposta dal regime di Nicolás Maduro in seguito alla Pandemia.

Secondo le previsioni della Federazione Venezuelana degli Industriali, Conindustria, il sindacato del settore industriale in Venezuela, il paese aveva 2.209 stabilimenti industriali nel 2019 e alla fine del 2020 ne erano rimasti solo 2.121, il che significa una riduzione dell’83% rispetto al 1997, due anni prima che il chavismo andasse al potere, quando c’erano 12.471 industrie, molte delle quali transnazionali che hanno lasciato il paese a causa delle perdite di milioni di dollari causate dalla crisi economica e dagli attacchi agli imprenditori da parte dei governi del defunto presidente Hugo Chávez e poi di Maduro, riporta Efe.

«In Venezuela c’erano 5,46 stabilimenti industriali ogni 10.000 abitanti. Oggi, l’indice è solo 0,65, il che significa che c’è meno di uno stabilimento ogni 10.000 abitanti. C’è un discreto numero di aziende inattive che non sono fallite. Hanno un personale di pulizia che mantiene gli impianti operativi e vivono una situazione compromessa», ha detto Adán Celis Michelena, presidente di Confindustria, durante la presentazione dell’indagine sulla tendenza delle imprese per il quarto trimestre del 2020.

Le 2.121 industrie rimaste nel paese lavorano attualmente al 20% della capacità installata in media, il che rappresenta un calo del 66% rispetto al 2012, anno in cui il settore manifatturiero operava al 57% della capacità installata. Michelena ha sottolineato che, nonostante la pandemia, le industrie della Colombia e del Brasile hanno operato all’80% della capacità installata, mentre quelle dell’Argentina, nonostante la crisi economica, al 61%.

Secondo i risultati, il 29% degli industriali intervistati ha segnalato tagli di posti di lavoro per rimanere operativo in mezzo alla crisi economica e sanitaria; il 23% ha dovuto chiudere le linee di produzione; l’8% ha dovuto indebitarsi; un altro 8% ha venduto attività. Il restante 32% non ha fatto nulla di quanto sopra.

Il settore più colpito dai tagli di posti di lavoro nel quarto trimestre dello scorso anno rispetto allo stesso periodo del 2019 è stato quello delle piccole e medie imprese, 63%, che ha segnalato più assunzioni rispetto alle aziende più grandi. Tra i principali problemi affrontati dalle industrie sono state registrate basse vendite, accesso ai finanziamenti, inefficienze di produzione/alto costo del lavoro e cattiva qualità delle forniture e delle materie prime.

Graziella Giangiulio