
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha ritirato i diplomatici del suo paese dall’edificio che un tempo ospitava l’Ambasciata argentina a Caracas, ma che era stato affidato alle cure di Brasilia quando Javier Milei aveva reciso ogni legame con il regime totalitario di Nicolás Maduro.
In linea con la sua riluttanza ad accettare gli ultimi eventi in Venezuela e il ruolo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Lula si è ritirato. Da giovedì, l’ex Ambasciata argentina sarà sotto la protezione dell’Italia, dato l’ottimo rapporto di Milei con il Primo Ministro Giorgia Meloni e di quest’ultimo con Trump, riporta MercoPress.
Nel frattempo, e a pochi giorni dalla firma dell’Accordo di libero scambio tra l’Unione Europea (UE) e il Mercato Comune del Sud (Mercosur), i legami tra i due maggiori paesi del Sud America hanno toccato il minimo storico, anche grazie alla detenzione dell’alleato di Milei ed ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro.
A partire da giovedì, il Brasile cesserà di rappresentare gli interessi argentini in Venezuela a causa della “necessità tecnica” di riorganizzare la missione del suo Paese prima del nuovo governo ad interim di Delcy Rodríguez.
Per oltre 14 mesi, il Brasile ha protetto con successo sei esponenti dell’opposizione venezuelana all’interno dell’ambasciata, fino alla loro evacuazione da parte delle forze statunitensi nel maggio 2025.
Sebbene inizialmente il Brasile abbia cercato un approccio più moderato, una serie di recenti provocazioni da parte dell’amministrazione Milei ha esaurito la pazienza di Lula, secondo quanto riportato. Milei ha descritto l’Argentina come un polo “high-tech”, etichettando il Brasile e la Colombia come una gigantesca “favela”. Inoltre, ha ripetutamente utilizzato il suo account X per etichettare Lula come “dittatore” e “corrotto”, condividendo spesso immagini del leader brasiliano che abbraccia il caduto in disgrazia Maduro. Mentre Milei ha salutato l’intervento statunitense come “liberazione”, Lula lo ha condannato, definendolo una violazione della “sovranità nazionale”.
Nonostante la rottura, i diplomatici brasiliani hanno insistito fino all’ultimo minuto per il rilascio del sottufficiale della Gendarmería Nacional argentina Nahuel Gallo, detenuto in isolamento da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I.
Il nuovo scenario è visto anche come un consolidamento dell’asse “Roma-Buenos Aires-Washington”, mentre Milei cerca di allontanare l’Argentina dalla tradizionale presa del Brasile sul Mercosur.
Lucia Giannini
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