
Mercoledì, la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha rimosso Vladimir Padrino López dall’incarico di ministro della Difesa e ha nominato al suo posto il generale Gustavo González López, ponendo fine a uno dei mandati più lunghi e politicamente delicati all’interno della gerarchia militare al potere nel Paese. I media venezuelani hanno riportato la notizia citando il messaggio ufficiale di Rodríguez diffuso su X, in cui ringraziava Padrino per la sua “lealtà alla patria” e affermava che avrebbe assunto “nuove responsabilità”.
L’addio di Padrino chiude un capitolo di oltre un decennio alla guida del Ministero della Difesa. I giornali Efecto Cocuyo ed El Nacional hanno descritto il rimpasto come la fine di un ciclo in cui Padrino è rimasto una figura centrale di stabilizzazione per il chavismo, prima sotto Nicolás Maduro e poi durante la transizione iniziata quest’anno sotto l’autorità ad interim di Rodríguez, riporta MercoPress.
Il nuovo ministro, Gustavo González López, proviene da posizioni di alto livello nei servizi di sicurezza e intelligence. Secondo quanto riportato da Efecto Cocuyo, López ricopriva la carica di comandante della Guardia d’Onore Presidenziale e di direttore della Direzione Generale del Controspionaggio Militare, mentre altre fonti lo indicano tra le figure di fiducia nell’attuale riorganizzazione dell’apparato di sicurezza venezuelano.
La sua nomina, tuttavia, riaccende immediatamente il dibattito sui diritti umani e sulle sanzioni internazionali. Il Dipartimento del Tesoro statunitense elenca Gustavo Enrique González López tra i “principali funzionari militari e dell’intelligence” soggetti a sanzioni, affermando che è sanzionato “dal 2015”; lo stesso documento elenca anche Vladimir Padrino López, sanzionato dal 2018 nell’ambito di misure contro funzionari venezuelani accusati di repressione e violazioni dei diritti civili e umani.
Il rimpasto avviene inoltre un mese dopo la visita ufficiale a Caracas del generale Francis L. Donovan, comandante del Comando Sud degli Stati Uniti. Nel suo rapporto del 18 febbraio, il SOUTHCOM ha affermato che Donovan e altri funzionari statunitensi hanno incontrato le autorità ad interim venezuelane per discutere del contesto di sicurezza, dell’attuazione del piano triennale del presidente Donald Trump e della stabilizzazione del Venezuela.
Finora non è stata fornita alcuna spiegazione pubblica per la rimozione di Padrino né per le precise funzioni che dovrebbe assumere in futuro. Quel che è certo è che il cambiamento al Ministero della Difesa non è un semplice aggiustamento amministrativo: altera gli equilibri interni delle forze armate e pone al vertice della catena di comando militare una figura a lungo associata ai servizi segreti e di controspionaggio del chavismo.
Tommaso Dal Passo
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