VENEZUELA. Dirigenti CITGO ai domiciliari. Scambio tra Washington e Caracas

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A due dei sei dirigenti statunitensi di Citgo, parte della Pdvsa, arrestati dalle autorità venezuelane, sono stati concessi gli arresti domiciliari la scorsa settimana, appena due settimane dopo la visita umanitaria di Bill Richardson, ex governatore del New Mexico, in Venezuela con l’obiettivo di fare da intermediario tra i due governi nel tentativo di liberare i detenuti americani.

Gustavo Cárdenas e Jorge Toledo, che fanno parte della cosiddetta “Citgo 6”, sono detenuti in un carcere venezuelano da più di due anni, furono arrestati durante un viaggio d’affari a Caracas. Richardson è stato il primo ad annunciare la buona notizia attraverso il suo account personale su Twitter: «Siamo sollevati nel sentire che Gustavo Cárdenas e Jorge Toledo, due dei Citgo 6, sono stati rilasciati dal carcere e hanno ottenuto gli arresti domiciliari in Venezuela. Questo è un primo passo positivo. Siamo grati al presidente Nicolás Maduro».

Tutti e sei i dirigenti avevano ottenuto gli arresti domiciliari alla fine dell’anno scorso, prima di rimetterli in custodia due mesi dopo, per una decisione del regime venezuelano. Gli uomini sono stati arrestati nel novembre del 2017 dopo essere stati accusati di aver portato avanti una proposta di rifinanziamento di 4 miliardi di dollari in obbligazioni Citgo, offrendo come garanzia collaterale una quota del 50% della società.

Gli altri quattro dirigenti rimasti in carcere sono Tomeu Vadell, José Luis Zambrano, Alirio Zambrano e José Pereira.

Ma la Citgo è al centro di numerose vicende giudiziarie tra Washington e Caracas: la scorsa settimana, un tribunale di New York ha deciso di non rivelare l’identità di un testimone che ha testimoniato in qualità di esperto nella causa intentata dal consiglio di amministrazione di Citgo Petroleum Corp. contro un gruppo di obbligazionisti Pdvsa che detengono anche una quota del 50,1% della società come garanzia collaterale.

Il 7 luglio i querelanti designati dal governo provvisorio di Juan Guaidó hanno chiesto alla Corte di obbligare gli obbligazionisti a rivelare pubblicamente l’identità del testimone per garantire una maggiore trasparenza del processo legale. Tre giorni dopo, gli imputati hanno presentato alla Corte la propria richiesta di tenere segreto il nome del testimone per motivi di sicurezza, che poi hanno ottenuto.

Anna Lotti