
Mercoledì il governo venezuelano ha annunciato l’avvio formale di una ristrutturazione “integrale e ordinata” del debito pubblico estero del Paese e di quello della compagnia petrolifera statale PDVSA, il passo più concreto compiuto dall’amministrazione del presidente ad interim Delcy Rodríguez verso la normalizzazione finanziaria dopo quasi un decennio di default. Il comunicato, diffuso dalla Vicepresidenza settoriale per l’Economia, pone come obiettivo centrale “mettere l’economia al servizio del popolo venezuelano e liberare il Paese dal peso del debito accumulato”.
Il Venezuela è in default dal 2017 e attribuisce il mancato pagamento alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti nello stesso anno. Il Paese ha accumulato circa 60 miliardi di dollari in obbligazioni non rimborsate, mentre il suo debito estero totale, inclusi gli obblighi verso PDVSA, i prestiti bilaterali e i lodi arbitrali derivanti da casi di espropriazione, si attesta tra i 150 e i 170 miliardi di dollari, secondo le stime raccolte dall’agenzia di stampa Reuters, che lo definisce uno dei maggiori default sovrani irrisolti al mondo. Tra i principali creditori figurano fondi specializzati nel recupero crediti in sofferenza, noti come “fondi avvoltoio”; società che vantano crediti derivanti da sentenze arbitrali, come ConocoPhillips e Crystallex; e creditori bilaterali come Cina e Russia, che hanno concesso prestiti sia a Nicolás Maduro che a Hugo Chávez, riporta MercoPress.
L’annuncio si inserisce in un processo accelerato di riorganizzazione finanziaria. Il 5 maggio, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha rilasciato la Licenza Generale 58, che autorizza temporaneamente la fornitura di servizi di consulenza legale e finanziaria al Venezuela e a PDVSA per una possibile ristrutturazione. La licenza è stata rilasciata 20 giorni dopo che il Fondo Monetario Internazionale aveva annunciato il ripristino delle relazioni con Caracas, dopo una rottura durata sette anni, una normalizzazione diplomatica che consente all’organizzazione di fornire assistenza tecnica e, eventualmente, finanziaria al governo venezuelano.
“Per troppo tempo, il Paese è stato privato di un normale accesso ai finanziamenti e la sua economia ha perso la capacità di investire in sanità, elettricità, acqua, istruzione, infrastrutture, ripresa produttiva e benessere della popolazione”, si legge nel comunicato ufficiale. «Si tratta di una decisione responsabile, nazionalista e sociale. Il suo scopo è ricostruire la capacità del Paese di mobilitare finanziamenti, attrarre investimenti, stabilizzare l’economia e migliorare concretamente la qualità della vita di ogni venezuelano». Il documento non specifica meccanismi concreti, scadenze o controparti designate per i negoziati, un’omissione che lascia aperta la questione di come un processo di tale portata verrà concretamente attuato.
La ristrutturazione si inserisce nel quadro del graduale allentamento delle sanzioni promosso da Washington in seguito all’operazione militare del 3 gennaio, in cui le forze statunitensi hanno catturato Maduro, ora sotto processo a New York. L’amministrazione Trump ha dato priorità allo sblocco del settore energetico, considerato un asse strategico per garantire l’indipendenza petrolifera degli Stati Uniti dal Golfo Persico.
Tommaso Dal Passo
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