UZBEKISTAN. Le basi dell’Asse tra Russia e Cina

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Xi Jinping e Vladimir Putin si incontrano a Samarcanda, città legata storicamente alla Via della Seta e all’Impero Russo, prima e sovietico poi. Ma in cosa consiste la partnership tra Cina e Russia?

Per Xi, il viaggio a Samarcanda dimostra quanto sia sicuro della sua presa sul potere. Arriva appena un mese prima del XX Congresso del Partito Comunista, che lo consacrerà come il leader cinese più potente dopo Mao Zedong, consentendo a Xi di presentarsi come leader globale del mondo antiamericano.

Per Putin, il sostegno della Cina come grande potenza nel contesto del più grande confronto con l’Occidente dalla Guerra Fredda, gli consente di presentare l’isolamento della Russia in Occidente come un’inclinazione verso l’Asia.

La partnership ha però un limite nella volontà di Pechino di non fornire il tipo di sostegno materiale diretto che potrebbe provocare sanzioni occidentali contro la Repubblica Popolare.

Putin dipinge l’Occidente come burattini degli Usa oramai in declino, negando gli ultimi 300 anni in cui a Russia ha guardato all’Occidente come luogo della crescita economica, della tecnologia, dell’invasione e delle idee rivoluzionarie.

La Cina si è astenuta dal condannare l’operazione militare della Russia contro l’Ucraina o dal definirla “invasione”.

La vendita di petrolio e gas all’Europa è stata una delle principali fonti di guadagno in valuta estera della Russia da quando i geologi sovietici hanno trovato petrolio e gas nelle paludi della Siberia nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

Ora Putin sta vendendo di più alla Cina, Pechino è il principale acquirente di petrolio della Russia. Tra aprile e luglio, la Cina ha importato il 17% in più di greggio russo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso periodo ha acquistato dalla Russia oltre il 50% in più di GNL e il 6% in più di carbone, mentre le importazioni di elettricità dalla Russia, principalmente attraverso una linea di trasmissione trasversale che collega la Cina nord-orientale e l’Estremo Oriente russo, sono aumentate del 39%.

Gli acquisti cinesi di petrolio, gas, carbone ed elettricità dalla Russia ammontano finora a 43,68 miliardi di dollari. Il “Power of Siberia 1” è l’unico grande gasdotto russo diretto in Cina. Si prevede che nel 2022 fornirà 16 miliardi di metri cubi, l’11% di quanto la Russia esporta abitualmente in Europa ogni anno.

Putin terrà anche un vertice sino russo mongolo: la Mongolia è una via potenzialmente molto più breve per l’energia russa dalla Siberia occidentale verso la Cina.

Putin ha dichiarato la scorsa settimana che è stata concordata un’importante rotta di esportazione del gas verso la Cina attraverso la Mongolia.

Gazprom sta studiando da anni la possibilità di far passare un nuovo gasdotto – il Power of Siberia 2 – attraverso la Mongolia, portando il gas russo in Cina dai giacimenti di Bovanenkovo e Kharasavey a Yamal. Il gasdotto trasporterà 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno, circa un terzo di quello che la Russia vende abitualmente all’Europa, ovvero l’equivalente di quasi tutti i volumi annuali del Nord Stream 1.

Secondo il Cremlino, il fatturato commerciale tra i Paesi ha raggiunto i 140 miliardi di dollari nel 2021, mentre nei primi sette mesi di quest’anno ha totalizzato quasi 93 miliardi di dollari. Le statistiche cinesi mostrano un aumento del 30% degli scambi fino a quest’anno.

Con la Cina ora principale alleato della Russia, lo yuan sta diventando molto più popolare mentre Mosca cerca di abbandonare la sua dipendenza post-sovietica dai dollari americani. La Russia definisce dollari ed euro “tossici” dopo che l’Occidente ha congelato 300 miliardi di dollari di riserve statali russe.

Il governo russo sta valutando una proposta secondo la quale Mosca potrebbe acquistare 3-4 miliardi di dollari di yuan cinesi al mese per contribuire a frenare l’aumento del rublo. Putin ha dichiarato la scorsa settimana che la Cina pagherà Gazprom per il suo gas in valuta nazionale, sulla base di una ripartizione 50-50 tra rublo russo e yuan cinese.

Il maggior produttore di petrolio russo Rosneft ha dichiarato il 15 settembre di aver completato con successo il suo primo collocamento di obbligazioni denominate in yuan per un valore di 15 miliardi di yuan.

L’azienda ha inoltre dichiarato che sta gradualmente passando ai regolamenti commerciali con l’estero in rubli russi e nelle valute nazionali dei Paesi “amici”, ottimizzando al contempo la struttura del suo portafoglio di debito.

Il maggiore produttore russo di oro Polyus ha emesso obbligazioni denominate in yuan cinesi per un valore di 4,6 miliardi di yuan; il produttore russo di alluminio Rusal ha attinto al mercato obbligazionario in yuan della Borsa di Mosca, che ha iniziato a negoziare obbligazioni nella valuta cinese per attirare gli investitori asiatici.

Antonio Albanese