
Il governo uruguaiano del presidente Yamandú Orsi ha dato il via libera alle cosiddette esplorazioni sismiche per la ricerca di petrolio nelle acque territoriali del paese, affidandole alle società APA, PGS, CGG e Searcher. La decisione ha suscitato polemiche tra i gruppi ambientalisti.
Le prospezioni sismiche raccoglieranno dati su sette blocchi offshore, che saranno poi venduti alle principali compagnie petrolifere, tra cui Chevron, Shell, APA e YPF, per aiutarle a decidere se investire in misure più costose come le trivellazioni esplorative, riporta Mercopress.
Tuttavia, dato il potenziale impatto significativo, il Ministero dell’Ambiente uruguaiano richiede alle navi esploratrici di spegnere immediatamente i loro cannoni ad aria compressa se viene avvistata fauna marina entro 1.000 metri, uno standard più prudente rispetto ai soliti 500 metri.
Nonostante queste restrizioni, il governo prevede anche di dichiarare alcune aree aree marine protette che, cosa preoccupante, si sovrappongono agli stessi blocchi concessi per l’esplorazione petrolifera. Queste aree fragili includono cumuli di corallo di acqua fredda e testate di canyon sottomarini.
Gli scienziati rimangono preoccupati per gli effetti del rumore sottomarino. L’esplorazione sismica prevede l’uso di cannoni ad aria compressa che emettono impulsi superiori a 250 decibel ogni 10 secondi, il che può causare gravi danni ai mammiferi marini (che dipendono dal suono per la sopravvivenza), ai pesci e persino allo zooplancton (la base della catena alimentare), con conseguenti potenziali perdite di udito, cambiamenti comportamentali e mortalità.
In questo scenario, una coalizione di organizzazioni ambientaliste ha presentato un’ingiunzione ai tribunali. Sostengono che la prospezione sismica e la successiva esplorazione petrolifera potrebbero causare danni irreversibili all’oceano e alla sua biodiversità, richiedendo una valutazione completa e indipendente degli impatti cumulativi.
Nel frattempo, l’APA sta già portando avanti i piani per un pozzo esplorativo nel blocco OFF-6, situato a circa 210 km dalla costa, in acque più profonde di 2.000 metri. La campagna di perforazione è prevista per la seconda metà del 2026.
La compagnia petrolifera statale argentina YPF ha inoltre stretto una partnership con l’italiana ENI per esplorare il blocco 5 ed è ottimista riguardo all’avvio delle perforazioni nel 2026, paragonando il potenziale alla “gigantesca scoperta di petrolio al largo delle coste della Namibia”.
Maddalena Ingrao
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