URUGUAY. La pesca illegale toglie risorse alimentari al paese

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Martedì 6 luglio scorso, ben 11 tonnellate di calamari sono state trovate in un’imbarcazione battente bandiera cinese che è stata sequestrata dalla Marina uruguaiana, dopo un inseguimento avvenuto tra la notte di domenica e la mattina presto di lunedì.

Dopo questa notizia, la questione della pesca illegale nell’Atlantico meridionale e nelle acque uruguaiane è tornata ad essere un argomento di attualità nelle ultime ore sui media del Paese.

A questo proposito, il biologo marino e oceanografo uruguaiano Andrés Milessi, coordinatore del progetto One Sea, riporta MercoPress, ha affermato che nell’Atlantico meridionale occidentale operano tra le 350 e le 400 navi straniere . «La maggior parte sono cinesi, ma ci sono anche taiwanesi, portoghesi, spagnoli, di varie nazionalità che vengono a pescare qui», ha detto Milessi.

Tuttavia, il Biologo ha chiarito che chi pesca al di fuori delle 200 miglia giurisdizionali di ciascun Paese, cioè in acque internazionali, effettua una pesca considerata «non dichiarata o non regolamentata», ma non di frodo.

«I pescherecci stranieri vengono in quest’area per due motivi. Uno è perché le loro zone di pesca sono finite e ci sono ancora risorse nei nostri mari. Poi sanno che non esiste una regolamentazione regionale tra Uruguay, Brasile, Argentina e Malvinas. Chiunque può venire a pescare senza bisogno di un permesso di pesca. Ma è solo quando entra nelle acque nazionali che si verifica la pesca illegale», ha spiegato Milessi.

Il biologo ha riferito che a livello mondiale la pesca illegale è stimata tra il 20% e il 30% delle catture totali.

«In Uruguay abbiamo un problema serio, che non è la pesca illegale da parte di barche cinesi, ma di barche brasiliane. Al confine tra Uruguay e Brasile, queste barche entrano in Uruguay per pescare illegalmente. Quando catturiamo una di queste 350 imbarcazioni nell’Atlantico meridionale, si apre un dibattito. Ma è un problema che abbiamo da 30 o 40 anni», ha riassunto Milessi.

Maddalena Ingrao