
La Banca Centrale dell’Uruguay (BCU) ha tagliato il tasso di riferimento di 100 punti base al 6,5% e ha dichiarato che la politica monetaria “entra in una fase espansiva”, definendo la mossa come un modo per impedire che l’inflazione si allontani dall’obiettivo del 4,5% e per rispondere alle recenti tensioni sul mercato valutario.
La decisione approfondisce un percorso di allentamento che, secondo i resoconti locali, ammonta ora a sei riduzioni consecutive da metà 2025, e si accompagna a un’insolita modifica nella programmazione: la banca ha anticipato la riunione del comitato di politica monetaria e ha aggiunto una sessione extra a marzo per mantenere “flessibilità” in caso di ricomparsa della volatilità, riporta MercoPress.
La BCU ha affermato che l’inflazione nel 2025 si è chiusa al 3,65%, al di sotto del suo obiettivo e delle aspettative del mercato, mentre le previsioni di inflazione a due anni si sono avvicinate all’obiettivo nei sondaggi condotti da analisti e mercati finanziari. In questo contesto, la banca ha sottolineato l’accresciuta “incertezza politica” globale che ha alimentato un “nuovo indebolimento del dollaro”, in particolare in America Latina, una dinamica che in Uruguay è stata amplificata da una “minore liquidità” e da “movimenti discreti” in alcune parti del mercato valutario.
Il tasso di cambio è stato al centro della narrazione. I media uruguaiani hanno riportato che il dollaro si è attestato intorno ai 38,622 pesos sul lato degli acquisti e ai 40,58 sul lato delle vendite sul mercato interbancario, vicino ai livelli visti l’ultima volta a maggio 2024. La stessa informazione ha affermato che la valuta è scesa di circa l’11% nel 2025 e di circa il 4% finora nel 2026.
Il presidente della BCU, Guillermo Tolosa, aveva già avvertito a ottobre che “l’apprezzamento del peso è una sfida” mentre l’inflazione si manteneva al di sotto dell’obiettivo. La banca centrale ha ribadito che, se dovessero ripresentarsi condizioni interne “eccezionali”, avrebbe potuto abbinare la politica dei tassi ad altri strumenti per preservare “condizioni ordinate” e mantenere l’inflazione entro la sua fascia di tolleranza.
La svolta dell’Uruguay arriva in un momento in cui anche il dollaro ha dovuto affrontare venti contrari a livello globale: l’indice del dollaro ha chiuso il 2025 in calo di circa il 7%, a fronte di una maggiore sensibilità ai segnali di politica monetaria.
Per i mercati, la prova immediata è se un allentamento più rapido sosterrà il credito e l’attività senza riaccendere le pressioni sui prezzi o aggravare la volatilità valutaria che la BCU ha descritto come “anomala” nelle ultime settimane. Con un’ulteriore riunione di marzo in calendario, la banca ha lasciato la porta aperta per ricalibrare la propensione espansiva qualora il tasso di cambio e le aspettative dovessero nuovamente deviare.
Maddalena Ingroia
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