UNIONE AFRICANA. Ci vuole una risposta internazionale all’emergenza JNIM in Mali

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L’Unione Africana ha chiesto una risposta internazionale urgente, che includa la condivisione di informazioni di intelligence, per affrontare il peggioramento delle condizioni di sicurezza in Mali, dove gli insorti stanno imponendo un blocco del carburante e rapendo stranieri.

Il gruppo jihadista legato ad Al Qaeda, attivo nella regione del Sahel, nell’Africa occidentale, JNIM, ha bloccato le importazioni di carburante da settembre, attaccando convogli di petroliere e creando una carenza che ha costretto scuole e aziende a chiudere. 

A causa del blocco, le interruzioni di corrente si sono diffuse in tutto il Paese e i cittadini sono costretti ad aspettare in coda per ore per acquistare carburante.

L’ultima dimostrazione di forza da parte del gruppo, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, ha sollevato il timore che possa in futuro tentare di imporre il suo dominio sul paese senza sbocco sul mare. 

Paesi occidentali, tra cui Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia, stanno esortando i propri cittadini ad andarsene. In una dichiarazione rilasciata domenica scorsa, Mahmoud Ali Youssouf, presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha espresso “profonda preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione della sicurezza in Mali, dove gruppi terroristici hanno imposto blocchi, interrotto l’accesso ai rifornimenti essenziali e peggiorato gravemente le condizioni umanitarie per la popolazione civile”. L’Unione Africana è pronta “a sostenere il Mali, così come tutti i paesi del Sahel, durante questa fase particolarmente delicata”, si legge nella dichiarazione, riporta TRT.

Ha affermato che dovrebbero esserci “una maggiore cooperazione, condivisione di intelligence e un sostegno costante” per i paesi del Sahel colpiti dall’estremismo violento.

Ha anche chiesto l’immediato rilascio di tre cittadini egiziani che, a suo dire, sono stati recentemente rapiti.

Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin ha preso di mira cittadini stranieri per rapirli per finanziare le sue operazioni in Africa occidentale.

Stando a quanto riporta Reuters, lo scorso ottobre sarebbe stato raggiunto un accordo per liberare due cittadini degli Emirati Arabi Uniti in cambio di un riscatto di circa 50 milioni di dollari.

Il 10 novembre le scuole hanno riaperto nella capitale Bamako, proseguono le fonti dell’agenzia britannica, dopo essere state sospese per due settimane a causa proprio della carenza di carburante.

Lucia Giannini

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