UNGHERIA. RSF declassa Budapest: con Orban meno libertà di stampa

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L’Ungheria ha perso tre posti andando al 92° posto su 180 paesi nell’ultimo World Press Freedom Index di Reporter senza frontiere, Rsf, pubblicato il 20 aprile: tra gli stati dell’Ue il paese peggiore per la libertà dei media è stata la Bulgaria. Dal 2013 l’Ungheria è scivolata di 36 posti, e ora è dietro a paesi come Albania, Moldavia o Lesotho. Approfittando della pandemia, il governo di Viktor Orban ha ulteriormente aumentato la sua influenza sui media ungheresi, fungendo da modello per altri governi europei di destra radicale, come Slovenia e Polonia, secondo la valutazione di Rsf.

Dopo che nella primavera del 2020 sono state approvate norme sullo stato di emergenza che danno al primo Ministro poteri illimitati, i decreti approvati in parlamento minacciano i giornalisti di essere perseguiti con l’accusa di diffondere bufale e di «bloccare gli sforzi anti-pandemici del governo».

Con il pretesto delle norme sul potere d’emergenza, il governo ha anche posto ulteriori limiti al già limitato accesso della stampa alle informazioni detenute dallo stato, estendendo le scadenze per gli enti statali a rilasciare i dati, riporta Bne Intellinews.

Rsf ha detto che il Consiglio dei media ungherese ha danneggiato il pluralismo mediatico a causa delle sue decisioni politiche, che includono il ritiro della licenza della frequenza di Klubradio, una talk radio con sede a Budapest. L’organizzazione considera l’acquisizione da parte del governo del più grande portale di notizie indipendente del paese, Index.hu, come lo sviluppo più spettacolare del 2020.

Richiedendo ai giornalisti di ottenere il permesso dalle autorità e dai proprietari terrieri prima di effettuare il sorvolo di un drone, o rischiare una pena detentiva di un anno, il governo ha mostrato la disponibilità a ricorrere a qualsiasi mezzo legislativo possibile per ostacolare la diffusione di notizie dei media indipendenti e per proteggere gli oligarchi al potere che i giornalisti vorrebbero indagare, ha detto Rfs nel rapporto.

Il regolamento è stato approvato alla fine del 2020 dopo che il sito di notizie investigative Atlatszo (Trasparenza) ha inviato un drone sopra la tenuta di lusso del più potente oligarca ungherese, Lorinc Meszaros. Il video ha mostrato due veicoli blindati nella tenuta sul lago di proprietà dell’amico di Viktor Orban, il secondo uomo d’affari più ricco dell’Ungheria.

Il paesaggio mediatico ungherese è cambiato drammaticamente negli ultimi otto anni. Fino alla fine del 2019, era concentrato nelle mani di pochi oligarchi alleati di Orban, che hanno trasferito le loro aziende alla Central European Press and Media Foundation. Kesma, nel 2019. L’indagine antitrust sul trasferimento di circa 500 media è stata bloccata dal governo.

I media della Kesma operano con vaste risorse finanziarie provenienti da annunci statali, mentre i media indipendenti stanno lottando per sopravvivere e il mercato dei media rimane sotto il controllo dell’Ue.

I media favorevoli al governo hanno spesso fatto ricorso ad attacchi orchestrati contro i partiti di opposizione, le Ong, il miliardario George Soros e coloro che criticano il governo, usando le stesse frasi chiave e la stessa terminologia, il che suggerisce un coordinamento.

Anna Lotti