UNGHERIA. La Corte dell’UE dà ragione a Soros

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Le restrizioni imposte dall’Ungheria ai finanziamenti stranieri delle organizzazioni non governative non sono conformi al diritto comunitario, ha dichiarato il 18 giugno, la Corte di giustizia dell’Unione europea.

Il tribunale lussemburghese ha affermato che le norme ungheresi – in vigore dal 2017 e nominalmente intese ad aumentare la trasparenza delle finanze delle ong e a combattere il riciclaggio di denaro sporco – «hanno introdotto restrizioni discriminatorie e ingiustificate» sia per i gruppi civici che per i loro sostenitori, riporta Ap.

Il tribunale ha ritenuto che la legge ungherese violasse le norme dell’Ue sulla libera circolazione dei capitali e i diritti fondamentali dell’Ue, come il diritto al rispetto della vita privata e familiare, il diritto alla libertà di associazione e il diritto alla protezione dei dati personali. Le regole, sostenute dal governo del primo ministro Viktor Orban, leader di Fidesz, si sono rivolte principalmente a gruppi finanziati almeno in parte dal miliardario ungherese-americano George Soros, come i sostenitori dei diritti del Comitato ungherese di Helsinki e Transparency International.

Il tribunale dell’Unione Europea ha confermato l’azione della Commissione Europea contro l’Ungheria, avviata dopo che il governo si è rifiutato di abrogare il regolamento. Senza commentare in dettaglio la sentenza, il capo dello staff di Orban, Gergely Gulyas, ha detto che il governo si sarebbe conformato alla decisione del tribunale.

Secondo la legge, i gruppi civici ungheresi che ricevono più di 7,2 milioni di fiorini, pari a 23.500 dollari, all’anno da donatori stranieri devono registrare il fatto presso i tribunali e annunciare sulle loro pubblicazioni online e cartacee che sono finanziati dall’estero.

I gruppi devono anche elencare gli sponsor stranieri che danno loro più di 500mila fiorini, parei a 1.630 dollari, all’anno. Le ong hanno accolto con favore la sentenza del tribunale dell’Ue, così come l’organizzazione di Soros che sostiene i gruppi civici in Ungheria e altrove, Open Society.

Ventitré ong avevano richiesto una revisione della legge da parte della Corte costituzionale ungherese, ma la corte aveva sospeso la procedura in attesa della decisione del tribunale dell’Ue.

Come ricorda Bloomberg, la Open Society Foundations di Soros, che finanzia decine di organizzazioni non governative in tutto il mondo, aveva trasferito a Berlino le sue operazioni e il suo staff con sede a Budapest, in risposta alla repressione.

Anna Lotti