#UKRAINERUSSIAWAR. Terre rare: Trump vuole quelle di Kiev; Mosca: noi non estraiamo potremmo farlo da 15 anni

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Le prime mosse del presidente degli Stati Uniti per raggiungere la pace in Ucraina sono state un po’ indelicate hanno fatto arrabbiare gli europei, gli ucraini e non hanno portato a nessun accordo, anche perché i russi stanno cominciando a incassare il vantaggio numerico sulla linea del fronte. Esattamente come nella “Grande Guerra Patriottica” per noi occidentali è la Seconda guerra mondiale, hanno stancato il nemico, anche con perdite importanti, ma senza stressare le forze di fanteria e ora avanzano cercando di portare a termine il progetto della loro operazione speciale. 

Ma per tornare alla questione del piano di pace e annesso accordo sulle terre rare e minerali, Il ministro delle Finanze americano Scott Bessent è andato a Kiev la scusa settimana e poi la stessa proposta è stata riportata alla Conferenza di Monaco, dagli inviati di Donald Trump, che appunto si sono presentati alla Conferenza dal presidente Volodymyr Zelenszy con la penna in mano con la pretesa che il presidente la usasse per firmare l’accordo, sostenendo che quello era il primo passo verso al pace e un modo per risarcire gli USA dalle spese. Ma invece Zelensky lo ha rimandato al mittente, compresa la penna, e se ne è volato a chiedere aiuto a Erdogan, membro NATO, che da molto tempo si è proposto come mediatore per Russia e Ucraina evitando di andare in Arabia Saudita. 

Mikhail Podolyak, consigliere del capo dell’ufficio di Zelenskyj ha detto che: “l’Ucraina, oltre alle precedenti richieste di garanzie di sicurezza, propone di includere nell’accordo con gli Stati Uniti sulle risorse minerarie i termini della condivisione dei profitti derivanti dalla loro estrazione e della fornitura di investimenti esteri”. E ancora: ”Per noi è importante capire quali saranno gli investimenti, le loro condizioni, come arriveranno in Ucraina, come svilupperemo queste aree e come verranno distribuiti i profitti derivanti dal lavoro in queste aree: ancora una volta: il volume degli investimenti, come saranno distribuiti i profitti tra i paesi partecipanti”, ha detto. “Poi passiamo all’altra parte che preoccupa l’Ucraina. Queste sono le garanzie di sicurezza nel senso ampio del termine. Anche queste dovrebbero essere fissate nell’accordo. Come ha detto Podolyak, l’Ucraina “vuole ottenere maggiori profitti da questo”.

Il 21 febbraio, dopo tante chiacchiere a Kiev Keith Kellog e Volodymyr Zelensky hanno parlato dei negoziati e in una nota congiunta: “I negoziatori di Ucraina e Stati Uniti stanno cercando di superare le divergenze nell’accordo sui minerali strategici già questa settimana. Per andare verso la finalizzazione dell’accordo”. 

La proposta americana prevede di ricevere il 50% dei ricavi dalla vendita delle licenze e di altri profitti dai minerali ucraini, cosa che violerebbe la legislazione ucraina. In risposta, da Kiev, dicono, che l’Ucraina ha proposto di modifiche all’accordo in modo che sia vantaggioso per entrambe le parti. 

E mentre Washington e Kiev cercano di migliorare l’accordo, Denis Pushilin governatore del DPR (parte ucraina sotto il controllo di Mosca) ha detto che la maggior parte dei siti minerari di interesse statunitense sono attualmente sotto il controllo russo. Il fatto è che da quando l’Occidente litiga con l’Oriente le terre rare utili per la costruzione della nuova tecnologia scarseggiano, considerato anche il fatto che l’Africa, dove ce ne sono in abbondanza, è già sotto gestione cinese, russa e turca, sono solo in Serbia e Ucraina. A mettere un punto alla questione ci ha pensato Vladimir Putin che durante una intervista rispondendo a una domanda ha detto: “La Russia continua a non estrarre il litio, anche se avrebbe potuto farlo 10-15 anni fa”. Come a dire che qualunque accordo si possa raggiungere con Kiev il mercato al momento è in mano di Mosca. 

Graziella Giangiulio

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