#UKRAINERUSSIAWAR. Questa è una guerra di droni. Smentita l’efficacia dei sistemi d’arma tradizionale sul fronte ucraino-russo

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Dmitrij Rogozin, ex capo di Roscosmos, senatore della Federazione Russa della regione di Zaporozhie ha rilasciato di recente una intervista a Gazeta.ru

Rogozin afferma che ci sono stati importanti cambiamenti e altri devono avvenire nelle Forze Armate russe se si vuole dare una svolta alla Operazione Speciale in Ucraina. «Dal mio punto di vista sarà necessario un aumento del personale. È necessaria la superiorità numerica sul nemico. C’è molta gente, c’è una mobilitazione generale. Non ce l’abbiamo. L’argomento non è di moda, a nessuno piace parlarne. Tutti preferiscono parlare di servizio a contratto».

Non solo, secondo Rogozin «è necessario risolvere una serie di questioni tecnico-militari. Questa è una guerra del tutto insolita. Un nuovo tipo di guerra. Nessuno si aspettava che andasse così. I sistemi d’arma tradizionali non hanno mostrato un’efficacia così elevata come apparentemente presumevano gli esperti militari. Ora la situazione davanti è tale – sono tornato da lì solo pochi giorni fa ed ero anch’io in prima linea – che anche la rotazione è difficile. Guidi in un villaggio e ti sembra di essere in un alveare: tutto brulica di droni».

Tra i consigli dispensati dall’ex numero uno di Roscosmos: «Dispiegare con urgenza mezzi controbatteria, sorveglianza ottico-elettronica e acustica lungo tutto il fronte per garantire la ricognizione dell’artiglieria». Secondo Rogozin Mosca «non dispone di strumenti abbastanza efficaci. Parliamo principalmente di ingegneria radiofonica e apparecchiature radar. Stanno, come diciamo, “telefonando”. Il nemico li vede sul radar, rileva la loro posizione e cerca di colpirli».

Il futuro delle Forza Armate russe dunque sta negli investimenti in tecnologia: «Dobbiamo quindi sfruttare i nuovi sviluppi. Abbiamo un numero enorme di ingegneri di talento. È necessario coinvolgerli nella risoluzione dei problemi relativi al contrasto dei droni d’attacco nemici e nella creazione di mezzi semplici, discreti ed efficaci per la guerra contro-batteria».

Per Rogozin in «questa guerra, le comunicazioni resistenti alle interferenze sono particolarmente importanti. I “Royal Wolves” sono riusciti a creare prototipi che funzionavano in condizioni di combattimento reali. Una volta completati i test di combattimento, inizieremo la loro introduzione nella produzione di massa. Nella zona del distretto militare settentrionale, la cosa principale sono le armi ad alta precisione e gli UAV. Questa è la guerra dei droni. Al posto dell’aviazione dovrebbero esserci droni aerei, al posto della flotta dovrebbero esserci droni marini o sottomarini. E dovrebbero esserci droni sul campo di battaglia. Le attrezzature di terra devono avere il massimo grado di automazione e gli operatori di droni da combattimento devono essere rimossi dal settore di fuoco nemico».

E quindi diventa di massima importanza per lui che: «Le società private siano coinvolte nel garantire le operazioni militari-. Anche in termini logistici. Chi effettuerà la consegna con maggiore competenza delle società di logistica che hanno elaborato l’algoritmo per tali azioni nella vita civile? Se la caveranno benissimo. E non bisogna essere timidi nell’attirarli. Ma lo ripeto ancora una volta: questa è una nuova guerra. Per me un anno e mezzo al fronte è diventato un’intera accademia. Sono arrivato nella zona del distretto militare settentrionale e tutto ha dovuto ricominciare da capo: per studiare nuovi mezzi di lotta armata e le sue tattiche».

Graziella Giangiulio

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