#UKRAINERUSSIAWAR. Per Mosca, la guerra in Ucraina sarà la fine dell’Europa

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Sulla social sfera russa il 24 agosto è stato il giorno dei bilanci dei primi sei mesi di conflitto. L’analista militare Boris Rozhin ha analizzato il conflitto da tre punti di vista:

Sirizzazione del conflitto
«Nel corso di questi sei mesi si sono formati e stabilizzati fronti con città bastione. Gli ucraini secondo Rozhin si avvicinano sempre più e in maniera sistematica verso metodi di guerra terroristici (vedi attacchi in Crimea, e in città russe). Le dimensioni del teatro di guerra superano le forze disponibili da entrambe le parti, nonostante tutti gli sforzi per costruire i gruppi. E ancora la fornitura di armi straniere gioca un ruolo significativo nel mantenere l’intensità del conflitto, mentre è impossibile chiudere completamente i canali di approvvigionamento. Si registra una elevata percentuale di mercenari stranieri e servizi di intelligence nell’organizzazione delle attività avversarie. E ancora si registrano inevitabili provocazioni in stile Caschi Bianchi e carte da gioco sulle armi di distruzione di massa. Si regista attualmente una paralisi completa del processo negoziale dovuta al desiderio dei promotori del conflitto di raggiungere i propri obiettivi a qualsiasi costo. Aumentano gli attacchi terroristici in città russe che avanzano rivendicazioni territoriali nei confronti della Russia».

Un conflitto nel lungo periodo
«Non si tratta di un confronto diretto, l’Ucraina», dice Rozhin, «è la Siria maxima. I combattimenti sul suo territorio si protrarranno a lungo, distruggendo ciò che resta dell’Ucraina. Dal punto di vista economico, l’Ucraina, come la Siria, sarà un disastro annunciato. Una parte sostanziale delle sue infrastrutture sarà semplicemente distrutta dal formato scelto per la guerra. Sistematicamente si ricostruirà qualcosa solo nei territori sotto controllo russo, che la Russia considera propri. Non solo», secondo l’analista militare, «anche i territori che diverranno russi resteranno a lungo in modalità di operazione antiterroristica e che gli atti terroristici interni dei nazionalisti estremisti competeranno con quelli degli islamisti della Siria».

L’Ucraina rappresenta la lotta USA – Russia, per la configurazione del futuro mondiale
«Per la Russia, come per gli Stati Uniti, questa è una guerra non solo per il controllo dei territori, ma anche una lotta per la configurazione del futuro ordine mondiale, dove la sopravvivenza dell’Ucraina come Stato non è cruciale, così come la sopravvivenza economica dell’Europa, che non è un attore dei cambiamenti in corso, ma una vittima di essi. Proprio come la guerra in Siria ha rimodellato l’intero Medio Oriente, la guerra in Ucraina rimodellerà l’ordine mondiale esistente. Per la Federazione Russa, come per gli Stati Uniti, non si tratta di uno sprint, ma di una corsa a tappe, alla quale – afferma Rozhin – dovremmo essere preparati (anche se non possiamo ancora dirlo per tutte le società e gli Stati), così come alla continuazione delle ostilità nell’inverno, nella primavera e nell’estate del 2023. Ricordiamo che Palmira è stata presa nel marzo 2016, Aleppo nel dicembre 2016 e Deir ez-Zor è stata liberata nel settembre 2017. Ma Idlib non è stata presa». Secondo l’analista: «Come in Siria, anche in Ucraina non stiamo combattendo solo contro un esercito di terroristi locali. Alle loro spalle, come in Siria, c’è il nostro principale nemico: gli Stati Uniti e i loro satelliti europei. Per questo il conflitto si è trasformato in un confronto estenuante non solo nelle strade di Soledar o Marinka, ma anche nei campi delle battaglie economiche e politiche per il futuro ordine mondiale”. Il compito della Federazione Russa è semplice e difficile allo stesso tempo: resistere a questo confronto e raggiungere i propri obiettivi. Lo Stato e la società dovranno compiere sforzi significativi per raggiungere questo obiettivo. Al lassismo e alla sottovalutazione delle minacce poste dai nostri nemici, che alzano costantemente la posta in gioco, deve corrispondere una risposta adeguata. Tornare alla stazione di partenza o premere il pulsante di arresto non è più un’opzione. Avendo assunto maggiori impegni e agendo come un Paese storicamente soggetto, la Federazione Russa non ha altra scelta che andare avanti per raggiungere i suoi obiettivi».

Graziella Giangiulio

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