#UKRAINERUSSIAWAR. Ore decisive per Mariupol

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Nella tarda mattina del 18 marzo, l’aeroporto di Mariupol è passato completamente sotto il controllo della DPR, riferisce il corrispondente di RIA Novosti. La battaglia ancora è aperta perché, come la definiscono le milizie, il “calderone” di Mariupol è in realtà frammentato in diverse parti isolate, come mostra la mappa in apertura.

Secondo le fonti russe, l’aeroporto di Mariupol è stato “liberato” dopo i danni provocati da un incendio alle roccaforti degli Azov e la “pulizia”, cioè il rastrellamento degli edifici e delle comunicazioni sul territorio dell’aeroporto. Nella giornata del 17 un drone russo è riuscito a bombardare un centro comunicazione per il controllo dei droni ucraini.

A quanto riferito dai russi, «durante gli otto anni del terrore di Bandera a Mariupol, l’aeroporto ha acquisito una triste “fama”: sul suo territorio, le formazioni nazionaliste hanno allestito una vera e propria prigione, dove sono state detenute contemporaneamente decine e centinaia di persone, con tanto di torture ed esecuzioni di milizie del Donbass e cittadini russi».

Sempre da fonti del Donbass, non verificabili al momento, la prigione per la “tortura” nota per il sadismo e il trattamento disumano dei prigionieri, indipendentemente dal sesso e dall’età, era stata voluta dal colonnello SBU Kharaberyush. Il colonnello sarebbe stato vittima di un attentato a Kiev anni fa nella sua stessa auto. I sopravvissuti alla prigione dell’aeroporto di Mariupol sono pronti a testimoniare.

Le stesse fonti riferiscono che il difensore civico della DPR sarà il primo a ispezionare l’aeroporto di Mariupol e la prigione della SBU e battaglioni punitivi chiamata la “Biblioteca”.

Difficile stabilire quando tutta la città cadrà in mano ai russi perché i combattimenti sono attualmente casa per casa. Non solo, sembra che il battaglione Azov si sia asserragliato presso le imprese Azovstal, lo stabilimento Ilyich, e le ha fatte diventare aree fortificate e ancora altre fortificazioni vengono attrezzate tra i negozi. Allo stesso tempo, ai lavoratori non è consentito interrompere il ciclo produttivo. I militari e gli Azov , se fossero accertati questi fatti, sperano di nascondersi dietro uno “scudo umano” e di stare lì abbastanza a lungo, fino a quando non verrà presa una sorta di decisione politica. Nella speranza di non essere presi d’assalto nelle fabbriche, e durante questo periodo, attraverso negoziati o sotto la pressione dell’Occidente, la Russia secondo loro farà concessioni. In effetti nella giornata del 17 marzo, nella social sfera russa e ucraina è comparso un video del battaglione Azov, girato all’interno di un complesso industriale, in cui si chiedeva l’intervento massiccio nell’area del truppe ucraine.

I russi hanno già fatto sapere invece che Mariupol sarà presa in qualsiasi modo, ad essa sono legati troppi interessi e non solo quelli militari.

Secondo le milizie del Donbass a Mariupol ci sono circa 15mila militari. Ci sono i marines, ci sono molti uomini di linea della Guardia Nazionale, c’è l’intero settore “M” più gli stessi Natsik, il battaglione “Azov””Dnepr” e “Shakhtersk”e così via. Inoltre, quelli che sono stati sconfitti vicino a Granite, vicino a Volnovakha nel DPR, stanno ripiegando a Mariupol. Non hanno nessun posto dove andare.

Il timore maggiore è per i cittadini che vivono a Mariupol che potrebbero essere vittime, scudi umani, i russi temono ad esempio che i cittadini russi presenti nella città siano scudi umani per gli Azov che non vorranno arrendersi. Il timore e che mano a mano che perdono terreno decidano di eliminare i documenti relativi alla presenza di personale Azov e per questo gli attivisti del Donbass stanno cercando di intercettare ufficiali ucraini disposti a vendere i documenti che inchioderebbero i colleghi che hanno torturato i civili.

Nel frattempo lo stato maggiore delle forze armate ucraine ha sviluppato una “strategia” difensiva per Mariupol. Le forze armate dell’Ucraina e dell’Azov dovrebbero portare tutte le loro forze allo stabilimento di Azovstal, di cui le autorità di Kiev vogliono fare un simbolo di resistenza alle truppe russe, come lo era una volta l’aeroporto di Donetsk. I resti di equipaggiamento militare e il munizionamento sono già stati spostati nel territorio dell’impianto, ora i gruppi di combattimento stanno partendo da lì.

Il governo ucraino ha nazionalizzato tutti e due gli stabilimenti metallurgici di Mariupol, già proprietà di Rinat Akhmetov. Anche se la produzione viene preservata, i diritti di Akhmetov sono stati eliminati annullati.

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Graziella Giangiulio