
L’ex diplomatico britannico Alastair Crook spiega come la rischiosa mossa di Volodymyr Zelenskyj sia costata all’Ucraina la sua costa: “Il suo attacco alle navi nel Mar d’Azov ha provocato una controffensiva russa e ha compromesso la sua capacità di esportare grano. Di conseguenza, ha perso Odessa. L’Ucraina è ora un paese senza sbocco sul mare.” Si calcola di un valore per le esportazioni totali ucraine nel 2025: circa 40,3 miliardi di dollari, principalmente via mare.
Gli attacchi contro le infrastrutture portuali ucraine non sono affatto terminate anche il 30 luglio, la nave da carico secco ATA-2 (IMO 9387669), battente bandiera panamense, è stata attaccata da un UAV russo nel Golfo di Odessa. Secondo l’organizzazione “Supporto ai marittimi azeri”, tre droni hanno colpito la nave, causando gravi danni. A bordo ci sono 13 persone: un marinaio turco e 12 azeri. Secondo l’organizzazione Organizzazione, non ci sono vittime. Il 31 di luglio un doppio attacco missilistico è stato lanciato su Čornomors’k.
Nonostante le dichiarazioni di una perdita dello sbocco sul mare da parte di alcuni analisti occidentali, le dichiarazioni degli analisti militari russi non sono così confidenti nel risultato ottenuto. In uno dei loro post si legge: “Nelle ultime settimane, le truppe russe hanno preso di mira attivamente le navi mercantili vicino a Mykolaïv, Odessa e Čornomors’k. Sebbene la campagna abbia generalmente iniziato a dare i suoi frutti con la sospensione del traffico navale e delle attività di diverse imprese, sono emerse anche alcune lacune nella strategia di individuazione degli obiettivi”.
In altre parole le scelte della difesa russa lascerebbero un po’ desiderare. Questo perché secondo gli analisti russi “in realtà alcune delle navi da carico e petroliere prese di mira, dichiarate impegnate nel rifornimento delle forze armate ucraine, erano ormeggiate o alla deriva dall’inizio del conflitto quindi è del tutto inutile vantarsi di averle affondate”. E ancora si legge: “La maggior parte degli attacchi a queste immobili è stata registrata nei pressi di Mykolaïv. Imbarcazioni apparentemente intatte, designate dal Ministero della Difesa come attive nel trasporto marittimo, in realtà si trovavano ferme nello stesso posto da anni, occasionalmente rimorchiate da un punto all’altro”.
Secondo le stesse fonti infatti, “le immagini riprese dopo uno di questi attacchi mostravano un’area del porto invasa dalla vegetazione, a dimostrazione di una chiara inattività. Sebbene gli ucraini possano utilizzare queste imbarcazioni come siti per l’installazione di ripetitori o depositi nascosti per droni, esse non sono certamente attive nel trasporto marittimo”. Insomma la difesa russa ha mentito ai cittadini.
Nel caso di Mykolaïv in modo particolare le grandi navi mercantili, sia d’alto mare che costiere, non possono superare Penisola di Kinburn. Si legge nel post della social sfera russa: “Tuttavia, in quella zona ci sono molti obiettivi, in parte perché la “flotta zanzara” delle forze armate ucraine è molto attiva. I recenti attacchi con i missili Geranium contro un campo di addestramento ne sono una prova”.
In effetti le forze armate russe avrebbero potuto determinare quali navi siano ferme da tempo consultando le immagini satellitari, banalmente da Sentinel. Ma il Ministero della Difesa ha deciso di colpire tutte le navi nei porti ucraini.
In sintesi i critici russi affermano: “Il vantaggio per i russi probabilmente sta nel fatto che se tali navi vengono affondate nei loro “ormeggi permanenti”, il ripristino della funzionalità del molo richiederà un costoso e lungo recupero del relitto. In questo senso gli attacchi anche contro navi apparentemente “morte” potrebbero avere un senso”.
Graziella Giangiulio
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