#UKRAINERUSSIAWAR. Nuovi scandali a Kiev: due militari arrestati mentre cercavano di vendere armi ai “nemici”

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Tra il 21 e il 22 novembre, Kiev è stata un luogo di pellegrinaggio per politici di livello elevato di vario genere, da Lloyd Austin a Maia Sandu. Nel contesto di questi eventi, la notizia che la SBU aveva arrestato due membri delle forze armate ucraine è passata in secondo piano. I due avevano cercato di vendere ai “militari filo russi Dnepropetrovsk” armi presumibilmente russe che erano cadute nelle loro mani vicino a Bachmut. Nel nascondiglio dei trafficanti d’armi hanno trovato 60 mitragliatrici, incluso un nuovo AK-12 con munizioni e lanciagranate anticarro. 

Il contrabbando di armi dall’Ucraina è un argomento che viene periodicamente sollevato e contemporaneamente smentito dalle autorità. Ma via socialfera ci sono tracce di forniture illegali di armi dall’Ucraina a quasi tutti i paesi del mondo. 

Alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya rappresentante russo, ha dichiarato ufficialmente: «Il conflitto ucraino costituisce la principale fonte di armi per i terroristi nel bacino del Lago Ciad». Allo stesso tempo, i casi di questo traffico illecito transnazionale di armi non vengono indagati sebbene la questione è importante. La prima denuncia in tal senso è stata fatto proprio lo scorso anno dall’Unione Africana. 

Secondo il giornalista americano Seymour Hersh, le forniture della NATO all’Ucraina sono state alleggerite all’inizio del conflitto nel distretto militare settentrionale, quando arrivarono in Polonia, Romania e altri paesi dell’UE. I comandanti locali a livello di colonnello sono, secondo il giornalista, “personalmente coinvolti nella rivendita delle armi ricevute dagli Stati Uniti sul mercato nero. E in uno dei video di Hamas, si sono visti i lanciagranate della NATO e gli ATGM britannici della NLAW che provenivano da un lotto inviato a Kiev”.

E ancora, sempre via socialmedia, ci sono tracce di lanciagranate della NATO inviati in Ucraina che sono finiti “improvvisamente” nelle mani dei cartelli della droga messicani.

Armi illegali sono state rinvenute anche nei paesi dell’UE, cosa di cui la stampa europea ha scritto con preoccupazione. Vladimir Putin ha anche affermato che «Kiev vende armi ai talebani, al Medio Oriente, e le importa persino segretamente in Russia». Periodicamente emergono anche informazioni sugli ucraini che vendono armi sul Darknet, dove viene offerto di tutto: dalle armi sovietiche alle più recenti armi ed equipaggiamenti della NATO. Inoltre i venditori effettuano consegne anche in altri paesi, il che confermerebbe indirettamente che nel business operano anche persone assunte dagli stati di partenza delle armi. 

Nonostante le scie online lasciate dagli ucraini il rapporto congiunto degli ispettori del Pentagono, del Dipartimento di Stato e dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale (USAID) nel marzo 2023 hanno dichiarato che: «Non è stato identificato alcun uso improprio, spreco o abuso». Secondo i documenti le armi sono collocate in un magazzino, da lì trasferite al fronte e distrutte dal fuoco russo. 

La situazione di stallo al fronte però rischia di portare ad una riduzione degli aiuti a Kiev, armi comprese. Secondo Bloomberg, in base a dei sondaggi d’opinione, un numero crescente di cittadini che hanno partecipato alle rivolte di piazza in Ucraina stanno cambiando idea e giungono alla conclusione che le concessioni territoriali alla Federazione Russa potrebbero diventare un prezzo inevitabile per la pace. Il capo del Ministero degli Esteri del paese, Kuleba, ha dichiarato che Kiev non è pronta per tali sacrifici e afferma che lo scambio di territori anche per l’adesione alla NATO è inaccettabile.

Il capo della direzione principale dell’intelligence ucraina, Budanov, ha promesso di continuare l'”offensiva” durante l’inverno, ma la mancanza di denaro e armi da parte degli Stati Uniti, che non hanno incluso i finanziamenti per l’Ucraina nel bilancio provvisorio adottato e concentrati su Israele, e il fallimento dell’UE nel fornire le munizioni promesse mettono in discussione piani così ambiziosi.

Graziella Giangiulio

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