#UKRAINERUSSIAWAR. No fly zone e soluzioni diplomatiche per la fine della guerra

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L’Ucraina chiede da tempo alla Nato di chiudere lo spazio aereo ucraino, imponendo una no-fly zone sui cieli ucraini. Gli ucraini stanno condividendo immagini di attacchi aerei russi su aree civili ucraine, usando l’hashtag #Closethesky e taggando direttamente la Nato. I sondaggi dell’Ukraine’s Rating Group mostrano che uno sbalorditivo 90% degli ucraini, compreso lo stesso presidente Volodymyr Zelenskiy, sostiene l’imposizione di una no-fly zone.

Le no-fly zone? «sono particolari alle operazioni difensive di contro interdizione dello spazio aereo, in altre parole l’abbattimento di aerei nemici quando entrano in un certo spazio aereo definito, al contrario delle operazioni offensive che comporterebbero la distruzione delle risorse aeree nemiche quando sono a terra», riporta BneIntellnews.

La Nato fino ad ora non ha voluto creare “pattuglie aeree da combattimento”, per stabilire una no-fly zone in Ucraina, ritenendo che una no-fly zone in tutto tranne che nel nome può essere stabilita fornendo alle forze ucraine un significativo armamento antiaereo piuttosto che con jet alleati nello spazio aereo ucraino. L’esperienza sovietica in Afghanistan fa scuola: i mujahidin hanno usato missili Stinger per distruggere la potenza aerea sovietica e ridurre la sua potenza nel conflitto, e vengono citati come esempio per l’Ucraina.

Molti sono i dubbi e i contrari all’uso di aerei della Nato per far rispettare una no-fly zone nello spazio aereo ucraino, perché questo creerebbe uno scenario da Terza guerra mondiale. Finora i Manpads forniti all’Ucraina sono però a corto raggio e non è da escludere che possano essere usati sistemi antiaerei a più lungo raggio come il britannico Rapier, il francese Roland o il nuovo sistema Sky Sabre.

L’Ucraina sta ottenendo un certo successo soprattutto con i droni Bayraktar in termini di distruzione di blindati russi e di comando e controllo; negare lo spazio aereo alla Russia attraverso l’uso di una no-fly zone negherebbe anche all’Ucraina l’uso del proprio spazio aereo per attaccare le formazioni russe e obiettivi come i sistemi missilistici a lungo raggio e l’artiglieria già di stanza sul territorio ucraino. Inoltre, una no-fly zone non ferma gli attacchi di artiglieria e razzi che attualmente stanno colpendo le aree civili ucraine.

Oltre ad armare l’Ucraina con armi di difesa aerea, non è praticabile neanche lo scenario di usare basi Nato per i piloti ucraini, come quella di Ramstein in Germania: questo è un altro potenziale scenario da Terza guerra mondiale, e dato che la Russia ha un sistema di difesa aerea abbastanza sofisticato, compresi i radar di bordo, potrebbero iniziare a sparare a questi aerei mentre stanno transitando in territorio Nato.

Dopo la Georgia nel 2008, la Russia si è imbarcata in una campagna di modernizzazione militare, ma per gli esperti britannici ad esempio, ci sono ancora errori importanti commessi dalle forze armate russe in Ucraina che non ci si aspetta da una forza militare nel XXI secolo: scarso coordinamento tra le forze terrestri e aeree, scarsa integrazione delle armi combinate, pessima logistica.

In termini di un compromesso diplomatico ancora possibile, la presenza russa non è ancora così forte in Ucraina, avendo preso solo una capitale regionale, Kherson, finora, ma avendo ottenuto un importante obiettivo terrestre , spesso citato come obiettivo chiave di Putin dal 2014, l’area che collega la Crimea alle regioni di Donetsk e Luhansk, con una ferrovia, stabilito dopo la cattura di Volnovakha il 12 marzo.

Possibili compromessi potrebbero sempre essere lo status neutrale per l’Ucraina, uno status speciale per le regioni del Donbas all’interno dell’Ucraina e anche la Crimea, con la flotta russa del Mar Nero di stanza lì. Inoltre, fattore non sottovalòutabile è la Cina, che è rimasta risolutamente in finestra in questo conflitto, e che può rivelarsi fondamentale per la sua risoluzione, in un senso o nell’altro.

Antonio Albanese