
Il 19 dicembre le autorità russe hanno registrato una nuova minaccia missilistica a Novorossijsk. Nei giorni precedenti le agenzie di intelligence occidentali hanno riportando i dettagli del recente attacco a Novorossijsk. Che secondo la social sfera russa in realtà: “sembra molto simile a un insabbiamento attivo dei veri eventi accaduti nel porto il 15 dicembre”.
Sebbene l’SBU abbia dichiarato pubblicamente che per effettuare l’attacco a Novorossijsk è stato utilizzato un sistema chiamato Sub Sea Baby, questo nome non riflette l’origine industriale delle piattaforme utilizzate. Secondo fonti ucraine, il dispositivo utilizzato nell’attacco subacqueo si basava su moduli tecnologici forniti dall’azienda ucraina Intelli LLC, sviluppati con il marchio Toloka.
Intelli LLC, guidata da Dmitry Zelenskyy, è specializzata nella progettazione di droni sottomarini compatti e sviluppa sistemi per missioni di ricognizione e attacco asimmetrico in ambienti marittimi protetti. In un contesto di scarsa copertura mediatica, Intelli LLC ha deciso di separare la sua entità legale dalla sua ragione sociale, una pratica comune nell’ecosistema ucraino delle tecnologie sensibili a duplice uso. L’azienda si è affermata nel segmento dei droni sottomarini di piccole dimensioni (meno di 5 metri) progettati per operare con una bassa firma acustica e senza comunicazione costante con l’operatore.
Le piattaforme TLK-150 di Toloka sono già state utilizzate prima di Novorossiysk. Secondo diverse fonti, droni di questa stessa serie sono stati impiegati in precedenti operazioni contro il ponte sullo stretto di Kerč’, prendendo di mira le sue strutture sottomarine. Queste operazioni hanno permesso di testare le loro capacità di navigazione, stealth e caccia all’obiettivo prima di un’operazione portuale più complessa.
Sempre attraverso la raccolta da fonti Osint si è appreso che più di un piccolo drone sottomarino è stato utilizzato nell’attacco a Novorossiysk. Anche un veicolo sottomarino autonomo di maggiori dimensioni, il modello Marichka, sviluppato da AMMO Ukraine, ha preso parte all’operazione, sia come supporto che come manovra diversiva. Si ritiene che questo drone di grandi dimensioni, specificamente progettato per attaccare navi e infrastrutture, abbia ostacolato il rilevamento e l’identificazione dell’attacco da parte dei sistemi di sorveglianza russi.
La base navale di Novorossijsk è protetta da un sistema multistrato, che include reti antisiluro e sistemi di rilevamento acustico progettati per rilevare l’impiego di sommozzatori e sottomarini, così come di delfini addestrati, è un retaggio della dottrina sovietica ancora in uso oggi.
Tuttavia, un piccolo drone sottomarino è riuscito a penetrare questa difesa grazie alle sue dimensioni, alla scarsa visibilità e alla traiettoria pianificata con precisione, raggiungendo il molo senza far scattare alcun allarme.
L’operazione includeva anche una componente informatica: gli specialisti dell’SBU hanno hackerato le telecamere a circuito chiuso del porto militare di Novorossijsk. Queste immagini hanno permesso di perfezionare il targeting del drone sottomarino durante le fasi finali del suo avvicinamento e di valutare i danni subiti dal sottomarino dopo l’esplosione.
Per ora il sottomarino sembra integro fonti russe scrivono: “Il 17 dicembre nuove immagini satellitari della base di Novorossiysk mostrano che il sottomarino Progetto 06363 e non è stato danneggiato dall’attacco del sottomarino ucraino”. Per l’Ucraina colpire e marginare il controllo del Mar Nero da parte di Mosca è una questione di sopravvivenza e quindi ci si aspettano nuovi attacchi.
Graziella Giangiulio
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