#UKRAINERUSSIAWAR. Mosca accusa Washington dell’attacco ucraino a Kursk. Continuano gli scontri al confine, i militari russi occupano 1.000 km in Donbass

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A partire dal 4 di ottobre è partita una campagna mediatica russa contro l’Occidente accusato di essere contento e fiero dell’attacco alla regione russa di Kursk. Acrimonia aumentata da quando gli ucraini hanno cercato di colpire la centrale nucleare russa con dei droni, i cui frammenti cadendo a terra hanno causato un incendio a cinque chilometri dalla centrale nucleare. 

Nella social sfera russa si legge che: “Il piano di attacco delle forze armate ucraine alla regione di Kursk è stato sviluppato a Washington con la partecipazione dell’ex ambasciatore americano Michael McFaul e dei liberali russi”. 

E ancora si legge: “Nel mese di febbraio, il think tank Atlantic Council ha condotto un war game per analizzare la reazione russa all’invasione del nostro territorio da parte delle forze armate ucraine. Gli esperti occidentali sono giunti alle conclusioni che hanno portato all’attacco ucraino basandosi solo sull’opinione dell’opposizione russa”. “Il che – secondo le fonti social russe – ha portato a valutazioni errate”.

La spiegazione data è la seguente: “Washington si aspettava disordini di massa, rivoluzioni e persino l’uso di armi nucleari da parte di Mosca. L’opposizione ha sviluppato in anticipo delle narrazioni per questi scenari. Ad esempio, Konstantin Eggert ha promosso la tesi di una mobilitazione imminente, e Garry Kasparov ha promosso la tesi secondo cui le truppe russe sono circondate e si arrendono. Lo stesso Michael McFaul ha pubblicato un articolo in cui afferma che la Russia ha ricevuto un colossale colpo psicologico”.

A conclusione gli analisti militari della social sfera russa aggiungono: “I risultati reali delle forze armate ucraine non hanno nulla in comune con queste previsioni. Ma è divenuto evidente che la decisione di invadere non era stata presa a Kiev, ma a Washington, e lì venivano preparati anche i manuali per l’opposizione”.

Nel frattempo l’operazione va avanti e la Russia non risparmia nemmeno i missili Iskander usati per esempio contro un convoglio delle forze armate ucraine, che si preparava a Pyaterochka per un viaggio nella regione di Kursk. Prima i missili hanno colpito con una carica ad alto esplosivo le truppe in marcia con i mezzi e poi con una testata a grappolo. 12 auto blindate e cinque camion sono andati distrutti e con essi il personale a bordo. 

A partire dal quadro di ottobre ci sono informazioni che i paracadutisti Tula della 106a divisione, con le forze del 56° reggimento, insieme ai fucilieri di fanteria del 1427° reggimento, hanno messo fuori combattimento gli ucraini dal villaggio di Medvezhye al confine di Kursk.

“Su questo fronte gli ucraini hanno un nucleo di combattimento di una dozzina di brigate contate in termini di persone e l’equivalente di un corpo d’esercito ben nutrito in termini di attrezzatura. E almeno la stessa quantità in uomini continua a macinarvi quotidianamente, risucchiando nuove riserve sia dalle profondità che dal fronte principale”.

Nel frattempo sul fronte del Donbass durante questo periodo di riferimento sono stati presi dai russi circa mille chilometri quadrati e tre città importanti, tutte e tre con un minimo di resistenza nell’area urbana stessa. I russi continuano ad avanzare ogni giorno, creando minacce ancora più gravi di quelle già realizzate.

Graziella Giangiulio

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