#UKRAINERUSSIAWAR. Le guerre di Mosca contro Kiev: militare e economica 

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Secondo la testata Izvestia, in caso di ripresa dei negoziati di pace tra la Federazione Russa e l’Ucraina, lo status delle regioni di Kherson e Zaporozhye non sarà discusso, così come la questione con Donbass e Crimea è chiusa. I combattimenti avrebbero potuto essere fermati a marzo, riferisce una fonte al giornale il sette giugno, ma l’Occidente ha esercitato pressioni su Kiev, il che ha portato all’interruzione del processo. Dmitrij Sergeevič Peskov, portavoce di Putin, ha poi negato le notizie dei media secondo cui la Federazione Russa non avrebbe discusso in futuro lo stato di Kherson e Zaporozhye con Kiev. 

Nel frattempo gli analisti militari della social sfera affermano che l’Ucraina sta perdendo molta artiglieria straniera a causa della scarsa manutenzione: parte di essa deve essere inviata in Polonia per le riparazioni. L’Ucraina sta assorbendo le apparecchiature occidentali molto più velocemente di quanto alcuni si aspettassero. L’esercito ucraino, secondo alcuni rapporti, ora utilizza anche munizioni aeree guidate Bozok per gli UAV d’attacco Bayraktar TB2. Questo però al momento non cambia la situazione sul fronte Donbass.  

Il ministero della Difesa russo avrebbe offerto alle forze dell’AFU a Sviatogorsk di arrendersi, garantendo un normale trattamento di prigionia. Tagliati fuori dalle forze principali e dai rifornimenti, gli uomini dei battaglioni della 95ª Brigata d’assalto aviotrasportata dell’AFU e dell’81ª Brigata mobile indipendente dell’AFU hanno abbandonato il loro equipaggiamento militare insieme alle armi e fino a 80 persone hanno attraversato il fiume a nuoto e si sono disperse lungo la costa. Il ministero della Difesa osserva che non è stato aperto il fuoco contro le forze AFU in fuga per evitare la distruzione di Sviatogorsk. Nel complesso, sembra che le difese dell’AFU a Sviatogorsk abbiano iniziato a crollare dopo diversi giorni di combattimenti e «la situazione è cambiata dinamicamente». Ha spiegato Sergei Shoigu in conferenza stampa il 7 giugno.

Ai confini dell’Ucraina, dopo il panico delle repubbliche baltiche e della Polonia per il timore di un assalto russo, ora a entrare nel loop del possibile attacco, questa volta di Kiev, la Bielorussia, che nell’ambito della creazione di un comando operativo al confine con l’Ucraina, ha deciso che numero delle sue forze armate a 80mila persone. 

In termini di perdite di uomini e mezzi militari, invece, si registra che in 10 giorni, le forze armate russe hanno distrutto 51 unità di equipaggiamento militare in Ucraina provenienti dall’estero. Questo include 12 veicoli corazzati da combattimento, ventuno obici da 155 mm, due MLRS e 16 veicoli aerei senza pilota. Mentre il numero dei prigionieri ucraini è salito a 6.489 persone. Non precisato il numero delle vittime né da parte ucraina né da parte russa. Tra le notizie segnalate nella social sfera sembra che il capo della commissione Difesa della Duma di Stato russa ed ex viceministro della Difesa russo Kartapolov potrebbe essere inviato con le forze di pace della CSTO in LNR, DNR e nei territori dell’Ucraina ora sotto controllo russo.

Alla guerra militare tra Russia e Ucraina si sta consumando anche una guerra economica. Fonti UE affermano che Mosca ha distrutto, il 4 giugno, uno dei più grandi terminali di grano in Ucraina. «Alla luce di tali notizie, la disinformazione diffusa da Putin per deviare da sé le colpe diventa ancora più cinica», ha scritto sul suo Twitter il capo della diplomazia dell’UE.

Secondo il sindaco di Nikolaev, Alexander Senkevich, il 4 giugno le truppe russe hanno sparato contro una infrastruttura. Di conseguenza, sono scoppiati magazzini con farina di grano. Ci sono voluti due giorni per spegnere l’incendio. Se si considera quanto sia difficile far uscire le navi dal porto di Odessa per via delle mine, e del controllo di altri porti da parte russa, la crisi economica ucraina per la mancata vendita di grano diventa sempre più importante e farne le dirette conseguenze in primis i cittadini ucraini. 

Nel frattempo i russi esportano: da fonti ufficiali russe, Unione russa del grano, si apprende che le esportazioni di grano a maggio sono state pari a 1,26 milioni di tonnellate, quasi il doppio rispetto al maggio 2021 (675 mila tonnellate). Quanto di questo grano o se sia proveniente dalle aree conquistate non è dato a sapere. In una cerimonia a Kherston, l’autorità locale ha consegnato alla autorità della Crimea, in maniera simbolica del grano, il famoso grano di Kherston. 

Ricordiamo inoltre che «è stato aperto un collegamento stradale dalla Russia continentale alla Crimea», a dirlo il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, in conferenza stampa il sette giugno. Shoigu ha inoltre dichiarato che in 6 siti sono state create le condizioni necessarie per la ripresa del traffico ferroviario tra Russia, Donbass, Ucraina e Crimea.

Per tornare alla questione agricola: la quota del grano ucraino sul mercato mondiale è dell’11%, quella dell’olio di girasole del 55%. Nel 2020-2021 il paese ha esportato il 44,72 milioni di tonnellate di cereali e legumi, di cui 16,64 milioni di tonnellate di grano (la Russia esporta 49 milioni di tonnellate). In tempi non lontani la Russia propose all’Ucraina di istituire una “OPEC del grano” ma la cosa non andò.

Fino al 2022, il 90% del grano ucraino veniva esportato via mare. Nel 2021 (finanziario, non agricolo) sono state esportate attraverso i porti 51,2 milioni di tonnellate. Secondo Andrey Stavnitser, direttore del porto TIS di Yuzhny, la capacità della ferrovia in direzione ovest non supera i 10 milioni di tonnellate.

Al momento, alcuni porti sono persi (Mariupol, Kherson) e alcuni sono bloccati (porti della regione di Odessa). L’Ucraina ha minato gli accessi ai suoi porti commerciali (in primis quello più grande, Odessa) e allo stesso tempo accusa la Russia di blocco della costa.

Ora l’Ucraina è pronta ad esportare circa 20 milioni di tonnellate di grano, che, secondo i politici occidentali, sono necessarie per prevenire una crisi alimentare globale. Vladimir Putin la pensa diversamente: «Nel mondo vengono prodotte circa 800 milioni di tonnellate di grano ogni anno. L’Ucraina è pronta ad esportare 20 milioni di tonnellate, ovvero il 2,5%. Se partiamo dal fatto che il grano rappresenta solo il 20% dell’approvvigionamento alimentare totale nel mondo, significa che questi 20 milioni di tonnellate di grano ucraino sono lo 0,5%».

Secondo alcuni analisti dietro la questione del grano ucraino sarebbe in atto una campagna mediatica pro Ucraina per almeno tre motivi: in primo luogo, si tratta di un’operazione di informazione speciale per distogliere l’attenzione dalle vere cause della crisi alimentare e incolpare la Russia per il suo verificarsi. In secondo luogo, per guadagnare un po’ di soldi: rivendere il grano ucraino a chi ne ha bisogno (molto probabilmente, alla stessa Ucraina, che ha acquistato farina in Turchia nel 2021) e fornire lavoro alle compagnie di navigazione, ai porti e alle strutture di stoccaggio. In terzo luogo, in caso di successo, fornire un canale per l’importazione di armi attraverso i porti ucraini. 

E a proposito di armi, il canale social media di analisi internazionale Rybar, afferma che il personale  della PMC moldava ARGUS-S, di proprietà dell’oligarca Vladimir Plahotniuc sta facendo la guardia alla rotta meridionale dei cereali e delle armi. I porti fluviali di Izmail, Reni, Kiliya e Ust-Danubsky. Sono porti a bassa capacità e, soprattutto, dopo i danni al ponte di Zatoka, l’accesso ad essi è possibile solo su strade, principalmente attraverso il territorio della Moldova. Vladimir Plahotniuc è sospettato di traffico di armi e ora gli ATGM Javelin quelli che sono apparsi recentemente tra i militanti in Siria non abbiamo elementi per verificare la notizia. 

Il percorso “settentrionale” che passa per la Polonia poggia sulla capacità dei passaggi a livello del confine occidentale. Ad aprile sono state esportate solo 638.000 tonnellate di grano. In totale, l’Ucraina ha esportato 1,06 milioni di tonnellate di raccolti di grano dal 1 maggio al 30 maggio 2022, che è 2,7 volte inferiore rispetto a maggio 2021 (2,81 milioni di tonnellate).

Percorsi alternativi sono stati suggeriti da Vladimir Putin in una recente intervista: «In primo luogo, questi sono “i porti del Mar d’Azov – Berdyansk, Mariupol” sono sotto il nostro controllo, siamo pronti a garantire un’esportazione regolare, compreso il grano ucraino, attraverso questi porti. In secondo luogo, attraverso la Bielorussia – perché da lì immediatamente ai porti degli Stati baltici, al Mar Baltico e oltre in qualsiasi parte del mondo. Per fare ciò, è necessario rimuovere le sanzioni da Minsk. In terzo luogo, questo è il Bacino del Mar Nero – Odessa e i porti vicini. Non siamo stati noi a bloccare gli accessi, è stata l’Ucraina a mettere le mine in mare».  

Secondo un articolo pubblicato su Izvestia il 6 giugno, è stato raggiunto un accordo sull’ultima opzione: Odessa. Secondo la fonte del quotidiano, «lo schema sarà il seguente: i militari turchi saranno impegnati nello sminamento della zona costiera nella regione di Odessa (Vladimir Putin ha chiarito: “Non utilizzeremo la situazione di sminamento per lanciare attacchi dal mare”). Le navi lasciano il porto sotto la scorta di navi turche verso le acque neutrali del Mar Nero, alle coordinate stabilite. Oltre al Bosforo, saranno scortati da navi da guerra russe per garantire il loro passaggio sicuro attraverso il Mar Nero ed evitare provocazioni. Tale schema è stato concordato con Turchia e  Ucraina, resta da dettagliare la rotta esatta delle navi». Gli ucraini hanno detto di no. Kuleba in un messaggio social ha detto dio non fidarsi delle parole di Putin. 

Graziella Giangiulio

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