#UKRAINERUSSIAWAR. La ragione del gas

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Il 10 luglio la testata tedesca Bild si poneva il seguente quesito: dopo la manutenzione Putin riaprirà il gasdotto?

Dall’11 al 21 luglio infatti, il North Stream 1 è ufficialmente in manutenzione. La testata tedesca, alla luce di questo dato sottolineava che l’industria tedesca è estremamente preoccupata per un’eventuale interruzione delle forniture di gas russo.

L’industria chimica e farmaceutica sarà particolarmente colpita. Secondo l’Unione dell’Industria Chimica, consumano il 15% dell’energia. Il presidente dell’Unione Christian Kullmann ha dichiarato che il prezzo del gas è “esorbitante”.

Il direttore generale del sindacato Wolfgang Grosse-Entrup ha dichiarato: «Ci stiamo preparando a ridurre o interrompere le importazioni di gas. Le imprese del sud e del sud-est della Germania saranno le più colpite a causa del sistema di condotte. Sarebbe più facile assicurarsi il gas nel Nord e nell’Ovest grazie al collegamento con importanti porti».

Il portavoce del Gruppo ThyssenKrupp ha spiegato che l’opportunità di risparmiare gas è “solo in minima parte” e che c’è il rischio di interruzioni della produzione e danni tecnici.

A ben guardare sotto il tappeto, la questione del gasdotto va di pari passo con quella dello snodo ferroviario di Kaliningrad. La Lituania, infatti, aveva esteso le restrizioni al transito di merci verso Kaliningrad attraverso il suo territorio. Il transito di cemento e alcol è stato vietato a causa dell’entrata in vigore delle sanzioni dell’UE. In precedenza, Vilnius ha elencato quando le nuove restrizioni su una serie di merci provenienti dalla Russia sarebbero entrate in vigore e avrebbero bloccato il loro transito: cemento, alcol e altri prodotti dal 10 luglio; dal 10 agosto: carbone e altri combustibili fossili solidi; dal 5 dicembre: olio; da febbraio: prodotti petroliferi.

Il portavoce del ministro per gli Esteri russo, Maria Zakharova, aveva più volte minacciato serie ritorsioni se il terminal di Kaliningrad non fosse stato riaperto. E dopo attente riflessioni il 14 luglio, dopo la raccomandazione della Commissione europea, oltre l’80% delle restrizioni al transito verso Kaliningrad è stato revocato, ha affermato il governatore della regione Alikhanov. La Lituania concorda con le raccomandazioni della Ue sul transito di Kaliningrad «per rispetto dell’unità transatlantica», ha affermato il primo Ministro.

Un altro nodo da sciogliere che riguarda direttamente il gasdotto era la questione della turbina indispensabile per il funzionamento dello stesso. Turbina negata alla Russia dal Canada per questioni di sanzioni. Per cercare di ovviare a questioni delicate, è sceso in campo il cancelliere tedesco Scholz che finalmente il 10 luglio ha potuto dire: accolgo con favore la decisione delle autorità canadesi di restituire la turbina per il Nord Stream. In precedenza si è saputo che il Canada e la Germania erano vicini a un accordo sulla restituzione alla Russia di una turbina a gas per il gasdotto Nord Stream. Il funzionamento del gasdotto è stato sospeso a causa del suo malfunzionamento.

Chi è rimasto profondamente deluso dalla questione è l’Ucraina: il ministero ucraino dell’Energia e il ministero degli Esteri si sono detti “profondamente delusi” dall’intenzione del Canada di restituire alla Germania una turbina essenziale per il pieno funzionamento del gasdotto Nord Stream.

Come al solito gli ucraini che ragionano solo in funzione delle loro esigenze non sono minimamente interessati al fatto che 500 milioni di persone rischiano di restare al freddo per una guerra che solo una minima parte di ucraini-polacchi coadiuvati da Gran Bretagna e Stati Uniti vuole continuare. A gridare ancora più forte è Serhiy Makohon, responsabile dell’operatore del sistema di trasmissione del gas in Ucraina, che ha scritto sulla sua pagina Facebook: «La decisione del Canada di restituire a Gazprom una turbina per alimentare il Nord Stream è un pessimo precedente per l’esenzione dalle sanzioni». Secondo lui, anche dopo la restituzione della turbina, Gazprom troverà una scusa per continuare a tagliare le forniture all’Europa. Nel frattempo, anche senza la turbina, «c’è l’opportunità di aumentare significativamente il transito: la rotta attraverso la Polonia e l’Ucraina, dove Gazprom utilizza solo il 40% delle capacità prenotate e pagate», ha detto Makogon.

Il fatto è che gli ucraini devono capire che il gas di proprietà di Gazprom è di proprietà russa e sarà venduto alle condizioni di mercato del proprietario, la Russia e non in base alle esigenze europee o specificatamente ucraine.

Il governo francese si prepara a tagliare completamente le forniture di gas dalla Russia. La Francia riceve circa il 17% del suo gas dalla Russia, quindi la sua dipendenza non è così elevata come quella dei suoi vicini. Tuttavia, se la Russia dovesse tagliare il gas, sarebbe una sfida significativa e la Francia sta preparando un piano di risposta per questa eventualità.

L’italiana Eni, il 1° luglio, ha dichiarato che Gazprom le avrebbe consegnato 21 milioni di metri cubi di gas, 11 milioni di metri cubi in meno rispetto ai giorni precedenti. Gazprom aveva precedentemente notificato a Eni una riduzione del 15% delle forniture. L’azienda ha anche accettato di pagare il gas in rubli.

La Commissione Europea ha fortemente innalzato la stima dell’inflazione nell’Unione Europea nel 2022 – all’8,3% (dal 6,8%) e nel 2023 – al 4,6% (dal 3,2%). Si noti che secondo Eurostat (stimato al 1 luglio), l’inflazione nell’Eurozona era già dell’8,6%. Inflazione che potrebbe correre se il caro carburanti continua. La Commissione Europea ha riferito il 14 luglio che non si può escludere la disconnessione dell’Ue dal gas russo e questo diventerà uno scenario pericoloso poiché porterà a una recessione nell’Ue.

«La Russia sarà in grado di fornire petrolio ai paesi consumatori finché il tetto dei prezzi sarà rispettato, altrimenti l’Occidente adotterà misure più severe, tagliando gran parte delle esportazioni russe», ha dichiarato il capo del Tesoro statunitense Janet Yellen.

A questo punto viene da chiedersi se l’Italia con le centrali nucleari dormienti possa ancora fare finta di non averne bisogno. Il nostro paese ricordiamo dipende per l’80% circa da forniture estere e i dunque i nostri prodotti con i prezzi vigenti non possono essere competitivi sul mercato.

Graziella Giangiulio