#UKRAINERUSSIAWAR. La guerra dell’acqua tra Ucraina e Crimea

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Nel corso delle quasi otto settimane che hanno seguito l’invasione russa in Ucraina, i risvolti economico-energetici del conflitto hanno avuto ampio spazio nella narrazione degli eventi. Eppure, tra i temi relegati quasi in secondo piano troviamo la questione dell’accesso alle risorse idriche. La guerra in Ucraina passerà infatti anche come una guerra dell’acqua, ma già prima di quest’anno il tema era un elemento di rilievo nelle tensioni tra i due paesi.

Il fiume Dnepr, che sostanzialmente divide in due parti il paese, ha giocato un ruolo di primo piano nelle dinamiche che hanno portato al conflitto negli scorsi anni. Già a inizio marzo la Russia ha annunciato il bombardamento di una diga costruita da Kiev nella regione di Kherson nel 2014, all’indomani dell’annessione russa della Crimea, in modo da bloccare il rifornimento di acqua da cui di fatto dipende l’agricoltura della penisola.

Nell’annunciare l’abbattimento della diga più di un mese fa, l’agenzia di stampa russa RIA Novosti aveva previsto che il canale che da Kherson riforniva la penisola di Crimea sarebbe tornato riutilizzabile proprio entro questa settimana, intorno al 15 aprile. Si tratta di un canale realizzato in epoca sovietica ma in anni relativamente recenti, nel 1975, vent’anni dopo l’assegnazione della penisola alla Repubblica socialista sovietica di Ucraina da parte di Kruščëv. Proprio quest’opera permise lo sviluppo economico della Crimea, al punto che prima della realizzazione della diga l’85% dell’acqua potabile utilizzata per l’irrigazione della penisola passava per il canale: la sua riapertura è quindi fondamentale per i piani del Cremlino nelle aree russofone a est dell’Ucraina.

Anche se si trovasse una possibile risoluzione del conflitto, eventuali accordi tra i due paesi non potranno prescindere dalla questione della condivisione transfrontaliera delle risorse idriche. Secondo alcuni osservatori, un dialogo tra Mosca e Kiev sul tema prima del conflitto avrebbe potuto addirittura portare a un raggiungimento di un’intesa tra le parti. A prescindere dai risvolti della guerra in corso, il tema dell’accesso alle risorse idriche va anche al di là del contesto specifico del conflitto tra Russia e Ucraina; questo riguarda, ad esempio, anche le gravi siccità che si ripercuotono su Thailandia e Cambogia causate anche dalla realizzazione di dighe sul fiume Mekong da parte di Pechino.

Ancora non è chiaro quali sarebbero i risvolti della questione sul conflitto nei prossimi mesi, eppure in pieno ventunesimo secolo questo potrebbe ridisegnare le dinamiche di conflitto anche in altre aree geografiche.

Carlo Comensoli