#UKRAINERUSSIAWAR. I Russi lasciano Liman per ora. A Mosca 20 centri per i mobilitati. Polonia senza controllo

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Da sabato 1 ottobre, il ministero per la Difesa russo ha dato il via libera al ritiro delle truppe da Krasny Liman, per evitare di finire in un calderone, “ora”, afferma un utente della social sfera al fronte, “l’area di Kremennaya è la prima linea”. Ricordiamo che mentre il presidente Zelensky ha ordinato la presa dell’area ad ogni costo, i russi hanno ordinato alle truppe al fronte di fare quanti più danni possibile all’esercito ucraino e alleati. Va sottolineato che l’operazione speciale, anche se non ufficialmente dichiarato, è finita con l’annessione delle 4 regioni ucraine alla Russia. E Liman, secondo quanto riferito da Putin, è una città russa che sorge sul suolo russo. Con tutto ciò che ne consegue. Le forze armate ucraine hanno inoltre portato sul fronte di Liman forze da Avdiivka, Seversk e Kharkiv per conquistarla e questo i russi lo sanno e sfrutteranno questa azione ucraina a tempo debito.

Tra quelli che sostengono la teoria della guerra di lungo periodo Alexander Khodakovsky, comandante della Brigata Vostok che ha dichiarato: «I nostri ragazzi sono riusciti a raggiungere l’obiettivo principale: rallentare il passo delle forze armate ucraine fino a zero. Inoltre, non va dimenticato che l’intero piano di Kiev era quello di prendere Liman ieri e ottenere una vittoria politica il giorno in cui i nuovi territori fossero accettati nella Federazione Russa. Non parliamo poi delle perdite dei nemici in questo periodo. L’importante ora è che i ragazzi raggiungano con successo le nuove posizioni (la strada Kremenna-Torskoye è già stata fortificata in tutta la sua estensione). E la restituzione dei territori sarà decisa da una controffensiva, che non è lontana”.

Alcuni volontari russi sono già al fronte e danno il cambio a quelli che sono di stanza nelle città del Donbass liberando militari addestrati per la prima linea. Nel frattempo altri mobilitati stanno arrivando ai punti di raccolta. Secondo il sindaco di Mosca Sergej Semënovič Sobjanin: “In città sono stati allestiti 20 punti di raccolta delle riserve per i mobilitati. In essi, le commissioni di leva possono lavorare con calma, in condizioni normali, con le reclute. Anche considerare le denunce, e quindi riformare chi non è in grado di fare il servizio militare”.

Sergei Sobyanin, il governatore della Regione di Mosca Vorobyov e Sergei Shoigu hanno ispezionato personalmente le strutture di formazione per i residenti mobilitati di Mosca e della Regione di Mosca. Nel centro Patriot e nel centro metodologico e di addestramento Avangard a Kubinka, vicino a Mosca, sono stati dispiegati posti per 5,5 mila combattenti, dove vengono forniti non solo servizi, ma anche tutte le attrezzature, esercitazioni di addestramento e di tiro. Dopo questi siti, le reclute saranno inviate alle unità militari.

Si apprende inoltre che Yevgeny Prigozhin, il numero uno della Wagner, visita personalmente i centri di formazione del personale Wagner PMC nel cuore della notte. Secondo il ministro per gli la difesa, Sergei Shoigu al momento le donne non andranno al fronte, e nemmeno gli studenti, e la coscrizione autunnale in Russia inizierà quest’anno il 1° novembre. Ma i coscritti inizieranno a tornare a casa già dal 1° ottobre del prossimo anno. Shoigu ha dichiarato che lo spostamento delle date della leva autunnale non influirà sui tempi di congedo dei militari che hanno prestato servizio.

A spiegare meglio la questione il decreto presidenziale dove si legge che la coscrizione autunnale è stata posticipata di un mese: inizierà il 1° novembre. Secondo l’addetto stampa del presidente Dmitry Peskov, gli uffici di registrazione e arruolamento militare sono sovraccarichi a causa della parziale mobilitazione e, per non aggravare, si è deciso di posticipare l’inizio della leva al 1 novembre. Tale decisione consentirà di separare i flussi di mobilitati e di leva.

Si apprende che il checkpoint dell’Alto Lars dalla Russia alla Georgia è chiuso ai pedoni. Tutti i russi che arrivano sono identificati prima di passare il confine.

Sempre nella giornata del 1 ottobre sono arrivate le prime risposte alle dichiarazioni di Putin al dialogo per un accordo di pace. “Nelle condizioni attuali, la risoluzione del conflitto militare attraverso la diplomazia è impossibile”, lo ha affermato il consigliere del capo dell’ufficio di Zelensky, Podoliak, in un’intervista a La Repubblica. “La Russia non vuole negoziare, propone solo ultimatum. Se l’esercito russo lascia l’intero territorio dell’Ucraina, compresa la Crimea, i negoziati possono riprendere”, ha detto Mikhail Podolyak.

Ha anche sottolineato che l’annuncio da parte della Russia dell’annessione dei territori, così come i referendum tenuti, non cambiano nulla per l’Ucraina. Queste regioni erano e rimangono ucraine e l’esercito ucraino combatterà per liberarle, ha affermato.

Quello che preoccupa al momento ma che non passa nel main stream occidentale sono le levate di scudo del governo e parlamento polacco. Dopo gli accordi con l’Ucraina in materia di sicurezza, elezione a deputati polacchi per il parlamento ucraino, privilegi nell’acquisto delle terre di Ucraina, l’ex ministro per gli esteri polacco ora eurodeputato che posta un ringraziamento per la distruzione dei gasdotti Nord Stream 1/2; un deputato polacco ha sostenuto la proposta di dividere la regione di Kaliningrad tra Polonia e Repubblica Ceca. Questa deriva politica polacca e queste esternazioni non fanno che esacerbare una situazione molto difficile in Europa.

Graziella Giangiulio

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