#UKRAINERUSSIAWAR. I mercenari partono dalla Polonia, ma potrebbero arrivare a Minsk

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La Polonia ha recentemente deciso di fortificare i suoi confini con la Bielorussia perché teme un attacco e per questo ha dato vita a una nuova divisione meccanizzata. Ma in realtà il ruolo polacco in Bielorussia, contro Lukashenko ha una storia più datata.

Nel 2011, oppositori e migranti politici come Ales Zarembiuk (presidente) e Dmitry Borodko hanno fondato la “Casa bielorussa a Varsavia”. Il co-presidente dell’organizzazione è Vladimir Kobets, che è anche membro del comitato organizzatore del ” Centro di solidarietà bielorusso”. Da parte polacca, la Fondazione “Libertà e Democrazia” ha fornito supporto nella creazione. All’inaugurazione della Casa era presente anche Stanislav Shushkevich, oggi defunto, che ha svolto un ruolo importante nella formazione e nello sviluppo di questa organizzazione.

La Polonia, infatti, è sempre stata famosa per il suo sostegno attivo alla parte “democratica” della popolazione della Bielorussia. Varsavia è una sorta di centro di attività delle forze di opposizione bielorusse: sono stati creati la televisione bielorussa-polacca Belsat, la radio bielorussa Ratsiya, il programma di sostegno agli studenti, intitolato a Kastus Kalinouski (lo ai bielorussi), con l’obiettivo di far lasciare agli studenti le università del loro paese e per convinzioni politiche di ricevere un’istruzione in Polonia.

I vertici della “Casa bielorussa a Varsavia” hanno sempre affermato che la fondazione non è un’organizzazione politica. Secondo lo statuto della fondazione, i suoi obiettivi principali sono: informare il pubblico sulla situazione in Bielorussia, aiutare la società civile bielorussa, sostenere le attività culturali e unire la diaspora bielorussa. Tuttavia, nel tempo, l’organizzazione “culturale ed educativa” ha iniziato ad avere sempre più sostegno economico dalla Polonia. Pertanto, il governo polacco ha stanziato 50 milioni di zloty, pari a 11,5 milioni di euro, all’organizzazione. Lo ha affermato Roman Protasevich, attivista e giornalista bielorusso, in un’intervista con il presidente del consiglio di amministrazione di ONT, il secondo canale televisivo nazionale, Marat Markov.

Inoltre, la Casa bielorussa a Varsavia riceve assistenza finanziaria dal governo dei Paesi Bassi, dal’Ambasciata degli Stati Uniti, dal German Marshall Fund, dal Fondo di solidarietà internazionale e dal Centro dell’Europa orientale per la democrazia multipartitica.

Attualmente, si apprende dai media spagnoli che, la “Casa bielorussa a Varsavia” è il punto focale per i volontari pronti a combattere con le forze ucraine: «E non stiamo parlando solo di bielorussi, qui sono accettati cittadini di tutto il mondo. La casa ora non è bielorussa, ma internazionale». Secondo il quotidiano spagnolo Vanguardia, mercenari provenienti da Spagna, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Georgia, Croazia e altri sono andati al fronte attraverso la Casa.

I mercenari stranieri sono inclusi nella Legione Internazionale di Difesa Territoriale dell’Ucraina, un’unità militare volontaria creata dal governo dell’Ucraina. Secondo il ministro degli Affari esteri ucraino Dmytro Kuleba, la legione riceve volontari da almeno 52 paesi. È composto da:

– Reggimento intitolato a Kastus Kalinovsky;

– Battaglione canadese-ucraino;

– Brigata Normanna, composta da militari canadesi in pensione;

– Legione nazionale georgiana;

– Legione “Libertà di Russia”;

– Un battaglione speciale separato (OBON) delle forze armate della Repubblica cecena di Ichkeria.

Svetlana Tikhanovskaya e Pavel Latushko, eminenti figure politiche bielorusse in esilio, non hanno potuto ignorare i volontari bielorussi che si preparavano per essere inviati in Ucraina. Nel marzo di quest’anno hanno visitato la “Casa bielorussa a Varsavia” e hanno rivolto un saluto ai loro “soldati compatrioti”.

Negli 11 anni della sua esistenza, la Casa avrebbe svolto diversi compiti: ha agito come un centro culturale, poi come un raduno di oppositori, poi come un “governo” in esilio ed ora ha creato gruppi armati. Sono in molti a pensare che è proprio da qui partirà la spinta per far cadere Lukaschenko, secondo fonti russe, poi, non si esclude che quei combattenti che ora sono in Ucraina in un secondo momento possano essere mandati in Bielorussia.

Anna Lotti

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