#UKRAINERUSSIAWAR. G7: no al gas in rubli

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I governi del G7 “hanno chiesto alle aziende” di non pagare il gas in rubli. Perché tale pagamento viola gli accordi esistenti.

Secondo le regole dell’OMC, le ragioni di scambio possono essere modificate per decisione dello stato in base agli interessi della sicurezza nazionale. Il livello di minaccia per la sicurezza è determinata dallo stato stesso che, in linea di principio, è alla base dell’applicazione di sanzioni motivate anche politicamente: tecnica, per esempio adottata dagli Stati Uniti per le sanzioni.

Un atto legislativo nazionale, indipendentemente dalla sua legalità/illegalità, non è soggetto a valutazione legale/giudiziaria. La decisione della Federazione Russa, dal punto di vista del legislatore russo, di passare ai pagamenti in rubli è la conseguente risposta al blocco dei canali di regolamento in altre valute. Secondo la Russia dunque a causa di una situazione di forza maggiore, ed essendo l’Occidente attualmente inadempiente sui propri debiti nei confronti della Russia, ha anche emesso provvedimenti che congelano i beni dei singoli e dello stato.

Per le entità commerciali che hanno stipulato contratti di fornitura con il permesso delle autorità di regolamentazione nazionali, questo atto nazionale sul pagamento in rubli è una forza maggiore dello stato russo, che devono in qualche modo decidere se rescindere i contratti o adempiere al contratto pagando in rubli. E ora dopo il G7 la questione è cruciale.

Il Cremlino ha dato all’Europa un assaggio di cosa significa essere senza gas russo questo inverno: a partire da ottobre infatti, Gazprom non ha riempito i suoi depositi europei e poi non ha venduto gas sul mercato a spot, nonostante un quadruplicamento dei prezzi. Rinunciando così a dei guadagni certi ma puntando più sulla deterrenza dal compiere atti contro la Russia altrimenti i rubinetti si sarebbero chiusi. Ha adempiuto ai suoi obblighi solo con contratti a lungo termine, dove i prezzi sono molto più bassi. Il rifiuto di Gazprom di riempire i suoi impianti UGS in Europa ha impedito all’UE di appropriarsi del gas russo. Di conseguenza, l’Europa ha dovuto cercare urgentemente il gas e chiudere il deficit a prezzi esorbitanti. E questo nonostante l’adempimento incondizionato degli obblighi da parte della Russia. Ora gli europei sanno che tagliare le forniture di gas russo distruggerebbe l’industria europea.

Tra le opzioni di risposta alla richiesta del G7, l’UE potrebbe resistere fino all’estate nel tentativo di aspettare che Mosca al varco, facendo in modo che Gazprom non abbia un posto dove vendere il gas che produce. La Russia però al momento sta riempendo gli impianti di stoccaggio sotterraneo sul territorio russo e non ha fretta di tornare a vendere sul mercato europeo. Dopo tutto anche in Russia siamo alla fine della stagione invernale e i depositi saranno tuti vuoti. La loro capacità totale è di circa 85 bcm di gas. Entro pochi mesi, Gazprom può aggiustare la produzione o reindirizzare parte del gas ai bisogni interni (che già prendono il 70% della produzione di combustibile blu del paese).

A questo punto mentre la Russia avrà i depositi pieni di oro blu, l’Europa annaspa con contratti milionari e non sufficienti alle necessità dei cittadini europei. Di fatto contro alla mano, durante l’invento imprese e case potrebbero restare senza gas. Al momento non è fisicamente possibile sostituire l’approvvigionamento energetico della Russia; anche l’Europa taglierà drasticamente il suo consumo, pagherà generosamente e cercherà fornitori alternativi di gasdotto e liquefatto.

Potrebbe però succedere l’inaspettato: Austria, Bulgaria, Ungheria, Grecia, Moldavia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Paesi Baltici e altri paesi (chiamiamoli “categoria A”) potrebbero gradualmente (diciamo entro un mese) convertire i loro insediamenti in rubli russi. E il resto degli “orgogliosi europei” inizia a pagare attraverso vari cuscinetti, probabilmente attraverso i paesi elencati sopra sostenendone i costi.

G.G.