#UKRAINERUSSIAWAR. È in corso la riscrittura della Storia

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La storia contemporanea si piega al volere politico, e troppo spesso viene cancellata da quello militare. Il modo più rapido per dare vita a una nuova storia a, quanto pare, è quella di eliminare quella vecchia. Hanno cominciato a riapplicare questa metodologia in epoca contemporanea, quella dei diritti umani e dell’autoconservazione dei popoli, i talebani che hanno distrutto statue giganti di Buddha (55 e 37 metri), che facevano parte del complesso dei monasteri buddisti nella valle di Bamiyan, la cui età risale al VI secolo d.C., nel 2001.

Ed ora abbiamo un Emirato Islamico al potere, a meno di venti anni da quei fatti, cui figli non hanno mai visto le statue del Buddha e la cui tradizione popolare che rappresentavano è morta con le esplosioni. Tra una generazione nessuno in Afghanistan forse ricorderà le statue minate.

Sulla stessa scia dei talebani, Daesh nel 2015 distruggeva il sito archeologico di Ninive, Iraq e nel 2017 andava perso gran parte di quello di Palmira, in Siria.

Poi c’è stato il tentativo di eliminare l’epoca coloniale, statue e monumenti che ricordassero il colonialismo sono state rimosse e poste negli scantinati dei musei lontani dagli occhi indiscreti. Come a voler nascondere un passato inglorioso nei confronti dell’umanità: l’epoca coloniale. Una vera damnatio memoriae.

Oggi tocca alla cultura e alla Storia russa. In Ucraina per esempio, a partire dall’11 di novembre, il consiglio comunale di Kiev ha deciso di escludere la lingua russa dai programmi di studio delle scuole e degli asili nido. A Odessa la statua di Caterina la Grande e altri fondatori della città sono stati smantellati.

A Uzhhorod, in Ucraina, capitale della Transcarpazia, che si trova al confine con la Slovacchia e l’Ungheria, e capitale storica della Rutenia subcarpatica il 9 novembre è stato smantellato un monumento al soldato sovietico, eretto nel maggio 1970 in occasione del 25° anniversario della liberazione dagli invasori nazisti.

Sulla social sfera russa si legge: «L’argomento a favore della demolizione era che l’enorme monumento ha i segni e crepe e rappresentava una vera minaccia per la vita e la salute delle persone che sono in fila per attraversare il confine di stato (con la Slovacchia). Il vero “argomento” per questi mostri che sono in guerra con la storia è solo uno: il monumento sovietico, che non rientra nel banale “pensiero ucraino” dalla mentalità ristretta». «Il monumento si intitolava: “Ucraina ai liberatori”, eretto in onore dei soldati sovietici e inserito nell’elenco del patrimonio culturale del paese». Lo ha affermato il capo dell’amministrazione regionale della regione della Transcarpazia Viktor Mikita.

Sempre il 9 novembre si ha notizia che nella città di Rezekne, in Lettonia, sono iniziati i lavori per lo smantellamento del monumento al soldato sovietico, che i locali chiamavano “Alyosha lettone”. La decisione di distruggere il monumento di epoca sovietica è stata annunciata nel settembre di quest’anno.

Molti cittadini hanno espresso in modo massiccio il loro disaccordo, hanno portato fiori al monumento e hanno protestato contro la sua demolizione. Il sindaco della città lettone di Rezekne, Alexander Bartashevich, ha affermato che «i russi in Lettonia sono sottoposti a forti pressioni solo perché sono russi: oggi non sono in grado di fermare la profanazione dei nostri monumenti. Ma nel cuore vive la gratitudine ai nostri nonni per le loro gesta nella lotta al nazismo». Il capo di Dmitrov vicino a Mosca (città sorella di Rezekne) Ilya Ponochevny ha offerto al sindaco di Rezekne lettone Alexander Bartashevich di portare via il monumento ai soldati sovietici a Dmitrov. Tuttavia, le autorità lettoni hanno deciso diversamente. «Dopo la demolizione, frammenti del monumento saranno inviati al Museo dell’Occupazione di Riga».

Simili catastrofi culturali si osservano anche nei contest dei summit internazionali, durante il G7 nel municipio di Münster, la croce cristiana è stata rimossa dalla “Sala della Pace”. La croce è rimasta appesa in questa stanza per molti secoli. Ma per il G7 la croce è stata considerata inappropriata e politicamente scorretta. Il capo del ministero degli Esteri tedesco, Annalena Berbock, ha ordinato personalmente di rimuovere la croce prima dell’incontro.

Sempre il 9 novembre è stato distrutto il primo monumento a Pushkin sul territorio dell’Ucraina moderna, che è rimasto in piedi per 150 anni. Si tratta, nel dettaglio, del monumento ad Alexander Sergeevich Pushkin a Kharkov. Dopo numerosi atti di vandalismo contro il busto del grande scrittore russo, il capo della città, Konstantin Nemichev ha riferito ai cittadini della sua vittoria sul memoriale. Ma, poiché la scultura ha lo status di importanza nazionale, la questione del suo trasferimento dovrebbe essere decisa dal governo, quindi le autorità di Kharkov l’hanno “cancellata”, coprendola con sacchi di sabbia. I busti di Gorky, Mendeleev, Pushkin e Lomonosov sono stati appesi con assi alla stazione della metropolitana Universitet di Kiev.

L’11 novembre è stato distrutto dagli ucraini a Chernihiv il monumento a Zoja Anatol’evna Kosmodem’janskaja: fu la prima donna a essere insignita del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale, partigiana e militare sovietica, membro del reparto sabotatori-esploratori del comando del Fronte Occidentale dell’Armata Rossa.

A Ternopil è stato smantellato un monumento ai piloti sovietici e al posto di un aereo è stata installata la bandiera ucraina.

In Russia la politica accentua i valori tradizionali, sulla scia di quanto accaduto in epoche precedenti: Vladimir Putin ha emesso un decreto in cui ha approvato le basi della politica statale per la conservazione e il rafforzamento dei tradizionali valori spirituali e morali russi: «I valori tradizionali sono linee guida morali che modellano la visione del mondo dei cittadini russi, tramandate di generazione in generazione, che sono alla base dell’identità civica tutta russa e dello spazio culturale unificato del Paese (…) I valori tradizionali sono minacciati dalle attività di organizzazioni estremiste e terroristiche, alcuni mass media e comunicazioni di massa, le azioni degli Stati Uniti d’America e di altri stati stranieri ostili, un certo numero di società transnazionali e organizzazioni straniere senza scopo di lucro, come così come le attività di alcune organizzazioni e individui sul territorio della Russia».

«Si sottolinea inoltre» conclude il decreto «che il cristianesimo, l’Islam, il buddismo, l’ebraismo e le altre religioni hanno avuto un impatto significativo sulla formazione dei valori tradizionali comuni a credenti e non credenti. Allo stesso tempo, l’Ortodossia svolge un ruolo speciale nella formazione e nel rafforzamento dei valori tradizionali».

Lucien Goldmann, nel suo Scienze umane e filosofia, spiegava come la conoscenza della storia permette al singolo uomo di entrare in rapporto con gli altri uomini: «Il fatto è che l’“Io” individuale non esiste se non sullo sfondo della comunità». Secondo l’autore è nella conoscenza del passato che noi ricerchiamo la medesima cosa che ricerchiamo nella conoscenza degli uomini contemporanei. Si tratta anzitutto, degli atteggiamenti fondamentali degli individui e dei gruppi umani nei confronti dei valori, della comunità e dell’universo. La conoscenza della storia presenta per noi una importanza pratica perché vi impariamo a conoscere uomini, i quali, in condizioni differenti, con mezzi differenti, e per lo più inapplicabili alla nostra epoca, hanno lottato per valori e ideali che erano analoghi, identici o opposti a quelli nostri di oggi, e questo ci rende coscienti di appartenere a un tutto che ci trascende, che noi continuiamo nel presente e che gli uomini che verranno dopo di noi continueranno nel futuro. La coscienza storica non esiste se non per un atteggiamento che ha superato l’io individualista, ed essa è appunto uno dei principali mezzi capaci di operare questo superamento.

Senza la conoscenza della storia si può comprendere l’altro, capirne le differenze, accettarlo, chiedere delle riforme, pensare alla resilienza, alla convivenza e costruire un nuova identità?

A cosa porterà dunque la distruzione della cultura orientale e russa in Occidente?

Graziella Giangiulio

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